Stipendio medio italiano a 27.649 euro: più lavoro ma paghe più basse

Lo stipendio medio annuo degli italiani vale 27.649 euro. Sulla carta sembra una cifra dignitosa. Ma il rapporto annuale dell’Inps, presentato nelle scorse ore, racconta una storia molto più complicata — e per certi versi preoccupante — di quello che un singolo numero riesce a restituire.

Più occupati, ma i salari reali scendono

Il paradosso è tutto qui. L’occupazione cresce, i contratti aumentano, eppure i lavoratori italiani si ritrovano con meno potere d’acquisto in tasca. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso i salari in modo sistematico, e i rinnovi contrattuali — spesso arrivati in ritardo — non sono riusciti a recuperare il terreno perduto. So il dato occupazionale fa sorridere i ministeri, quello sui salari reali racconta tutt’altra storia.

Secondo l’istituto, la crescita dell’occupazione è stata trainata soprattutto dai contratti a tempo determinato e dal part-time involontario, due forme contrattuali che strutturalmente abbassano la media degli stipendi annui. E questo spiega, almeno in parte, l’apparente contraddizione tra più posti di lavoro e meno soldi in busta paga.

Il dato che nessuno si aspettava: smart working e natalità

C’è però un risultato che ha colpito gli analisti. Chi lavora in modalità agile — il cosiddetto smart working — tende ad avere un tasso di natalità più alto rispetto ai colleghi in presenza a tempo pieno. Un legame che l’Inps ha rilevato nei propri dati e che apre scenari inediti nel dibattito sulla conciliazione vita-lavoro.

Avere flessibilità sugli orari e sulla gestione degli spazi domestici sembra davvero fare la differenza quando una coppia decide di avere un figlio.

Un funzionario dell’istituto ha commentato i dati affermando che «la flessibilità organizzativa non è solo una questione di produttività, ma ha effetti misurabili sulle scelte di vita delle persone, inclusa quella di diventare genitori».

Il divario Nord-Sud resta una ferita aperta

I 27.649 euro sono una media nazionale. Ma nascondono divari enormi. Al Nord, soprattutto in Lombardia e nelle province del Nordest, le retribuzioni superano ampiamente quella soglia. Al Sud, invece, molti lavoratori si trovano ben al di sotto, con stipendi che in alcune regioni scendono sotto i 20.000 euro annui. Yet questo gap non accenna a ridursi: anzi, la frammentazione del mercato del lavoro rischia di allargarlo ulteriormente.

Cosa succederà nei prossimi mesi

Le prossime tornate di rinnovi contrattuali saranno decisive. Diversi settori — dalla scuola al commercio, fino ai metalmeccanici — stanno trattando aumenti che dovranno almeno pareggiare il recupero dell’inflazione accumulata. Ma le imprese, strette tra costi energetici e margini ridotti, non hanno grande spazio di manovra.

Still, qualcosa potrebbe muoversi sul fronte dello smart working: se i dati Inps sulla natalità verranno confermati da studi successivi, è possibile che il governo valuti incentivi fiscali per le aziende che adottano modelli di lavoro flessibile. Una scommessa sul futuro che potrebbe costare poco e rendere molto.

Articoli simili