Italia 2026: inflazione al 2,5%, PIL +0,5%, ma spread a 79 punti
L’economia italiana affronta il 2026 in un equilibrio delicato. Da un lato, i fondamentali macroeconomici riflettono il consolidamento ottenuto dal governo Meloni in tre anni e mezzo: l’Italia è l’unico Paese del G7 tornato in avanzo primario dal 2024, lo spread BTP-Bund è sceso dai 236 punti dell’ottobre 2022 ai 79 punti dell’ottobre 2025, il rating sovrano è stato migliorato da tutte le principali agenzie. Dall’altro, la guerra in Iran e la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz stanno comprimendo i margini di crescita.
Le revisioni 2026
Le stime del PIL italiano per il 2026 sono state riviste dal Ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, dal +0,7% al +0,5%. Lo stesso dato è confermato dal Centro Studi di Confindustria, che però lo condiziona alla durata limitata del conflitto. Se la guerra dovesse protrarsi oltre il terzo trimestre, lo scenario si avvicinerebbe pericolosamente alla stagnazione, con un PIL effettivamente piatto e rischio di leggera recessione tecnica nel 2027.
L’inflazione torna al 2,5%
L’inflazione media annua 2026, secondo le ultime stime di Confindustria, è prevista al 2,5% — un livello significativamente superiore all’obiettivo del 2% della BCE e in linea con il dato armonizzato HICP italiano di aprile. Il driver è essenzialmente energetico: i prezzi dei combustibili sono saliti di oltre il 14% su base annua, con punte del 40% per il gasolio da riscaldamento. La Banca d’Italia, nei suoi tre scenari pubblicati lo scorso mese, considera realistico anche uno scenario avverso in cui inflazione e crescita peggiorerebbero ulteriormente.
Il PNRR come stabilizzatore
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rimane il principale stabilizzatore della crescita italiana. Al 31 marzo 2026, la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. L’Italia ha già incassato 153 miliardi e attende nelle prossime settimane la liquidazione della nona rata. Per la BCE, l’effetto del PNRR sull’economia italiana entro fine 2026 vale fino all’1,9% di PIL aggiuntivo rispetto a uno scenario senza Recovery.
Salario giusto vs salario minimo
Sul fronte del lavoro, il governo ha rilanciato il concetto di “salario giusto” contrapposto al salario minimo legale proposto dalle opposizioni. “Con l’ultimo decreto lavoro, abbiamo stabilito che possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solamente quelle imprese che applicano un salario giusto”, ha spiegato Meloni in Senato il 13 maggio. Il riferimento è ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Resta aperto il dibattito su come affrontare la perdita di potere d’acquisto dei salari italiani — su cui le opposizioni denunciano un calo di 7 punti dal 2021.
Il nucleare entro l’estate
Tra i dossier industriali ed energetici di rilievo, il governo ha annunciato che entro l’estate sarà adottata la legge delega sul ritorno alla produzione nucleare in Italia. “Saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare”, ha confermato Meloni al Premier Time. Si tratta di un cambio di rotta storico, a 40 anni dal referendum del 1987 che mise fine all’energia atomica in Italia.
L’ultima legge di bilancio
La prossima manovra, l’ultima della legislatura, sarà presentata in autunno con margini fiscali stretti. Le tensioni internazionali, da Hormuz alla guerra in Ucraina, riducono lo spazio per misure espansive. Il deficit 2026, atteso sotto il 3% del PIL, potrebbe permettere all’Italia di uscire dalla procedura europea per disavanzi eccessivi — un traguardo politico importante alla vigilia delle elezioni politiche del 2027.
