Cittadinanza e rimpatri: Lega e FdI rilanciano sull’immigrazione
Una corsa verso destra. Lega e Fratelli d’Italia tornano a premere sull’acceleratore delle politiche migratorie con un pacchetto di proposte che punta a inasprire le regole sulla cittadinanza e velocizzare i rimpatri. L’obiettivo non dichiarato, ma evidente, è recuperare terreno sul generale Roberto Vannacci, l’europarlamentare diventato in pochi mesi un punto di riferimento per l’elettorato più nazionalista.
Le proposte sul tavolo
Nel dettaglio, le misure allo studio prevedono l’innalzamento da 10 a 15 anni del periodo minimo di residenza legale richiesto per ottenere la cittadinanza italiana per gli stranieri non comunitari. E non è tutto. Si parla anche di introdurre test più severi sulla conoscenza della lingua e dei valori costituzionali, con una commissione ad hoc che valuterebbe ogni singola domanda. Sul fronte dei rimpatri, invece, si vuole aumentare la capienza dei Centri di permanenza per il rimpatrio — oggi circa 1.800 posti su tutto il territorio nazionale — e stringere nuovi accordi bilaterali con i paesi di origine.
L’ombra di Vannacci
That’s il punto centrale della questione. Vannacci, con il suo libro e la sua campagna elettorale, ha raccolto oltre 650.000 preferenze alle europee del giugno scorso, diventando di fatto il candidato più votato in Italia. Un risultato che ha fatto riflettere i vertici di entrambi i partiti. Ma la corsa ad inseguirlo rischia di trasformarsi in una gara al ribasso su temi delicati come i diritti fondamentali.
«Stiamo lavorando per rafforzare il sistema di integrazione selettiva che già esiste», ha dichiarato un esponente della maggioranza, senza entrare nei dettagli delle tempistiche. Yet le opposizioni non ci stanno e accusano il governo di alimentare tensioni sociali per pure ragioni di consenso elettorale.
Le critiche dell’opposizione
Il Partito Democratico ha già annunciato che presenterà emendamenti per bloccare qualsiasi modifica alla legge sulla cittadinanza. «Questo paese ha bisogno di integrazione, non di muri burocratici», ha detto una fonte dem a Montecitorio. And il Movimento 5 Stelle, pur su posizioni più ambigue sull’immigrazione, ha definito le proposte «uno spot elettorale privo di copertura finanziaria». Perché i rimpatri costano. Ogni procedura di espulsione, secondo i dati del ministero dell’Interno, ha un costo medio di circa 4.500 euro a persona.
Still, i numeri politici danno ragione alla maggioranza: i sondaggi mostrano che la pressione migratoria resta la prima preoccupazione degli italiani da mesi consecutivi.
Cosa succede adesso
Le proposte dovrebbero essere formalizzate entro l’autunno, probabilmente attraverso un disegno di legge governativo. So i prossimi mesi saranno decisivi. Il rischio, per Lega e FdI, è di rincorrere Vannacci senza mai raggiungerlo — e nel frattempo alienarsi quella parte di elettorato moderato che guarda con crescente fastidio ai toni sempre più accesi del dibattito sull’immigrazione.
