Startup bureau technologie

Bending Spoons vale 20 miliardi: la storia dei quattro fondatori italiani

Partire da un fallimento e diventare miliardari. È la storia di Bending Spoons, la società tecnologica milanese che oggi vale oltre 20 miliardi di dollari e che ha trasformato quattro giovani imprenditori in alcuni degli uomini più ricchi d’Italia. Un percorso tutt’altro che lineare, costruito su errori, pivot strategici e una visione che pochi, all’inizio, erano disposti a condividere.

Chi sono i quattro fondatori

Luca Ferrari, Matteo Danieli, Agostino Carano e Francesco Patarnello. Questi i nomi dietro uno dei casi più straordinari del capitalismo italiano degli ultimi anni. Si sono conosciuti tra università scandinave e giri internazionali, accumunati da un’idea semplice quanto ambiziosa: costruire app mobili di qualità in un mercato ancora relativamente aperto. Ferrari, il CEO, ha spesso raccontato pubblicamente che la prima vera impresa del gruppo andò male. E che fu proprio quel fallimento a insegnare loro come funziona davvero il business.

Da startup a colosso da 20 miliardi

Fondata nel 2013 a Copenhagen, poi spostata a Milano, Bending Spoons ha macinato acquisizioni negli ultimi anni a un ritmo che ha sorpreso anche gli analisti più esperti. Evernote, Meetup, Filmic, StreamYard: un portafoglio di app e piattaforme digitali che conta centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo. Il modello è preciso: acquistare prodotti con potenziale inespresso, ristrutturarli con team ridotti ma altamente qualificati, e ottimizzare i ricavi attraverso abbonamenti e monetizzazione diretta. Funziona. I numeri parlano chiaro: l’azienda ha superato il miliardo di dollari di ricavi annui e non ha mai accettato capitali da venture capital tradizionali, restando sostanzialmente privata e autonoma.

Un’indipendenza che i fondatori difendono con convinzione, e che rappresenta forse l’elemento più insolito di tutta la vicenda.

Il metodo che ha fatto la differenza

«In Italia spesso si tende a sminuire chi fallisce», ha dichiarato un osservatore del settore tech vicino all’azienda. «Bending Spoons ha fatto l’opposto: ha usato il fallimento come carburante». E in effetti l’approccio dell’azienda è quasi maniacale nella sua disciplina. Selezione durissima del personale, stipendi tra i più alti del settore in Europa, nessuna sede fisica tradizionale — il lavoro è completamente da remoto. I dipendenti sono circa 700, sparsi in tutto il mondo. Settecento persone per gestire prodotti usati da centinaia di milioni di utenti. I margini, si intuisce, sono stellari.

Cosa succede adesso

Il 2025 si preannuncia come un anno chiave. Circolano voci su possibili nuove acquisizioni di grande calibro, e alcuni analisti non escludono un’IPO nel medio termine, anche se i fondatori hanno sempre mostrato scarso entusiasmo verso la quotazione in borsa. Quel che è certo è che Bending Spoons ha già cambiato la narrativa sull’imprenditoria italiana nel tech: non serve la Silicon Valley. A volte basta partire da un fallimento, imparare la lezione, e non smettere mai di costruire.

Articoli simili