Giancarlo Devasini, il più ricco d’Italia, a cena in Costa Azzurra
Un tavolo sulla spiaggia, il Mediterraneo davanti, e un conto in banca che farebbe girare la testa a chiunque. Giancarlo Devasini, cofondatore di Tether e uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato intorno ai 127 miliardi di euro, ha trasformato un angolo della Costa Azzurra in qualcosa di più di un semplice ristorante. È il suo ristorante. E quando ci siedi, lo sai.
Chi è Devasini, l’italiano che nessuno conosce
Classe 1964, torinese, chirurgo plastico di formazione poi riconvertito all’informatica e infine approdato nel mondo delle criptovalute. Devasini è rimasto per anni nell’ombra, quasi un fantasma della finanza globale. Ma i numeri parlano chiaro: Tether, la stablecoin che ha contribuito a costruire e a guidare come CFO, muove ogni giorno volumi che rivalizzano con quelli di PayPal. Eppure fino a poco tempo fa il grande pubblico italiano non sapeva nemmeno come si scrivesse il suo nome.
La sua ascesa è stata silenziosa, quasi clamorosa proprio per questo. Niente interviste, niente palchi, niente copertine patinate. Solo soldi. Tantissimi.
Il ristorante sulla spiaggia e i 127 miliardi a tavola
Il locale sulla Costa Azzurra non è uno di quei posti dove si va per farsi vedere. O almeno, non era nato con quella vocazione. Devasini lo gestisce con la stessa discrezione che ha sempre caratterizzato la sua vita pubblica. Ma quando sedici cifre ti accompagnano ovunque, è difficile passare inosservato.
127 miliardi di euro. È la cifra stimata del suo patrimonio personale, una somma che lo posiziona stabilmente tra i cento uomini più ricchi del pianeta secondo le principali classifiche internazionali. Per capire la scala: è più del PIL annuale di molti paesi europei di medie dimensioni.
E lui ci mangia il pesce sulla spiaggia.
Il nodo Tether e le ombre regolatorie
Non è tutto rose e champagne, però. Tether opera in un settore che i regolatori di mezzo mondo stanno cercando di imbrigliare. Le autorità europee, con l’entrata in vigore del regolamento MiCA, hanno già messo sotto pressione le stablecoin non conformi. E Tether, pur dominando il mercato globale con oltre 100 miliardi di dollari in circolazione, non ha ancora ottenuto la piena licenza per operare nell’Unione Europea.
«Il mercato delle criptovalute è in una fase di maturazione importante», ha dichiarato una fonte vicina alle autorità di vigilanza finanziaria europea, «e nessun operatore, per quanto grande, può pensare di restare fuori dai nuovi perimetri normativi.»
Cosa succederà adesso
Devasini non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche recenti. Non è il suo stile. Ma il 2025 si preannuncia come un anno decisivo per Tether e per l’intero ecosistema delle criptovalute. Le pressioni regolatorie aumentano, i competitor europei si stanno organizzando, e i mercati restano volatili.
Nel frattempo, sull’altra sponda del Mediterraneo, l’uomo più ricco d’Italia guarda il mare. E probabilmente non ha fretta.
