Meloni scrive a von der Leyen: deroga al Patto per l’energia o Safe a rischio, sarà al centro della Plenaria
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha messo per iscritto, lunedì 18 maggio 2026, la richiesta che da settimane circolava nei consessi internazionali: estendere all’energia la deroga al Patto di stabilità già concordata da Bruxelles per la difesa, pena il rischio concreto che l’Italia non attivi il programma Safe (Security Action for Europe) e perda l’accesso ai 14,9 miliardi di euro a esso assegnati. La lettera, inviata alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, segna un alzamento di livello della partita italiana in Europa.
La richiesta nel merito
La premier sostiene che la National Escape Clause – il meccanismo attraverso cui i singoli Stati membri possono derogare ai vincoli del Patto di stabilità in presenza di circostanze eccezionali – deve essere applicabile non solo alle spese militari, come stabilito per affrontare il riarmo europeo nel contesto della guerra ucraina, ma anche agli investimenti nel settore energetico. La logica del governo italiano è esplicita: con la crisi iraniana che non volge a una fine, con il prezzo del Brent stabilmente oltre i 108 dollari al barile e con lo Stretto di Hormuz operativo al 5% del traffico pre-conflitto, “sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe”.
I 14,9 miliardi e la geometria europea
I numeri della partita pesano. Safe assegna all’Italia 14,9 miliardi di euro, attivabili a condizione che gli Stati membri li impegnino entro scadenze precise. L’Italia, in assenza di un’estensione della deroga, dovrebbe contabilizzare la maggior parte di queste somme dentro il perimetro del Patto rivisto, con effetti significativi sui saldi di finanza pubblica. La lettera di Meloni puntella una linea già emersa al Consiglio europeo informale di Cipro dell’aprile scorso, ma la traduce in una formulazione bilaterale che impone alla Commissione una risposta formale.
Crosetto, Giorgetti e il via libera per iscritto
Tre giorni fa il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva pubblicamente raccontato di aver scritto “ben due volte al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per capire come muoversi”, essendo necessario il via libera del MEF prima dell’attivazione di Safe. La risposta, di fatto, è arrivata oggi direttamente dalla premier. Non a caso, fonti della Lega spiegano che la lettera della Presidente del Consiglio “sposa totalmente i suggerimenti” del partito di Matteo Salvini, da sempre orientato a leggere il programma Safe con cautela.
Procaccini: “Centro della Plenaria”
Il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Nicola Procaccini, ha collocato immediatamente l’iniziativa nella cornice istituzionale: “Quella di Meloni è un’iniziativa importante, sarà al centro della Plenaria di Strasburgo”. La sessione plenaria si è aperta lunedì pomeriggio alle 17:00 con il discorso di apertura della Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, dopo l’incontro delle 16:15 con la stessa von der Leyen.
Lupi: “Strategia europea”
Più neutrale ma sostanzialmente convergente il commento del presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi: “La delicata situazione geopolitica impone una strategia europea che preveda una deroga al Patto di stabilità per gli investimenti nel settore energetico”. La posizione di Noi Moderati è importante perché ricorda alla maggioranza che il tema – energia e Patto – ha un fondamento tecnico-economico oltre che politico, e che le forze centriste sono pronte a sostenere la richiesta italiana se viene formulata in termini di interesse europeo collettivo.
La posizione della Commissione
La Commissione europea, interpellata nelle ore successive alla pubblicazione della lettera, ha mantenuto una posizione di prudenza istituzionale: “La nostra posizione non cambia”, fanno sapere fonti del Berlaymont, ricordando che la deroga al Patto di stabilità per la difesa rispondeva a una logica di sicurezza collettiva e che ogni estensione richiederà l’approvazione formale del Consiglio. La porta non è chiusa, ma il negoziato si annuncia lungo.
Le implicazioni
La lettera obbedisce alla regola romana del “verba volant, scripta manent”, di cui a Bruxelles si tiene gran conto. Mette per la prima volta nero su bianco che l’Italia rischia seriamente di non attivare il programma Safe, e impone alla Commissione un passaggio politicamente significativo a poche settimane dalle elezioni amministrative italiane e dall’avvio del semestre di presidenza tedesco. Per Meloni, è anche un modo di prepararsi alla scadenza del 2027 con una posizione negoziale più ricca, capace di intercettare insieme la sensibilità degli alleati di governo (Lega in primis), le esigenze del MEF di Giorgetti e l’attenzione europea verso una doppia transizione (difesa+energia) che il continente non può finanziare solo con risorse nazionali ordinarie.
