«Romania al bivio: Bolojan, Grindeanu, AUR e un presidente in cerca di una maggioranza»
La Romania è entrata lunedì 18 maggio 2026 nella seconda fase del suo reset politico post-caduta del governo, con il presidente Nicușor Dan che ha aperto le consultazioni al Palazzo Cotroceni con l’obiettivo di individuare un nuovo primo ministro e una maggioranza parlamentare solida. I colloqui, iniziati alle 09:00 ora locale, hanno riunito in sequenza tutti i gruppi parlamentari — prima il PSD, poi l’AUR alle 10:00, il PNL alle 11:00 e l’USR a mezzogiorno. Nel pomeriggio, le tre principali forze politiche avevano già delineato posizioni che, nel loro insieme, rendono il percorso verso un governo stabile stretto e irto di ostacoli.
Il PSD esclude un altro governo Bolojan
I socialdemocratici (PSD) sono usciti dall’incontro a Cotroceni con un netto rifiuto. Sorin Grindeanu, leader del PSD, ha dichiarato che il partito non sosterrà un nuovo governo guidato da Ilie Bolojan, il leader del Partito Nazionale Liberale (PNL) che aveva ricoperto la carica di primo ministro dal giugno 2025 fino alla mozione di sfiducia del 5 maggio 2026, approvata con 281 voti contro quattro. «Il PSD ha informato il presidente che il partito respinge la possibilità di un altro governo guidato da Bolojan», ha dichiarato Grindeanu ai giornalisti al termine della sessione mattutina.
Il PNL esclude il PSD
La risposta del PNL, comunicata dallo stesso Bolojan dopo l’incontro delle 11:00, ha rispecchiato quella del PSD per tono e definitività. «Il PNL non sosterrà né parteciperà a un governo che includa il PSD. Non appoggeremo nemmeno un governo tecnocratico che includa il PSD. Se il PSD è al governo, il PNL sarà all’opposizione», ha affermato Bolojan. La posizione riflette una convinzione più profonda all’interno del campo liberale: la mozione di sfiducia del 5 maggio — presentata dal PSD congiuntamente con la formazione di estrema destra Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR) — ha rappresentato un tradimento che non può essere accantonato per ragioni di opportunismo tattico.
L’AUR pronta a governare
Il terzo elemento dell’equazione è l’AUR, la forza di opposizione di estrema destra che, secondo l’ultimo sondaggio INSCOP, raccoglie il 38 per cento delle intenzioni di voto — quasi il doppio rispetto al PNL (20%) o al PSD (17,5%). L’AUR ha dichiarato lunedì di essere «pronta a governare», un’affermazione che normalmente avvierebbe il processo costituzionale di nomina del candidato premier, ma che si scontra con un problema aritmetico di fondo: l’AUR da sola non riesce a raggiungere la maggioranza parlamentare, e nessun partito di rilievo ha finora manifestato la volontà di formare un governo con essa.
Le opzioni del presidente
Il presidente Nicușor Dan, eletto nel maggio 2025 su una piattaforma centrista, si trova di fronte a quattro scenari che sarebbero attivamente al vaglio. Il primo: un governo di minoranza di centrodestra composto da PNL e USR, eventualmente senza Bolojan come premier ma fondato sul coordinamento liberal-USR annunciato il 9 maggio. Il secondo: un governo di minoranza a guida PSD, con un possibile incarico a Grindeanu, sostenuto dall’esterno con un accordo di fiducia e approvazione della legge di bilancio. Il terzo: un governo politico guidato da un primo ministro tecnocratico. Il quarto: un gabinetto interamente tecnocratico. Ciascuno scenario è stato classificato dallo staff di Cotroceni in base alla sua percorribilità parlamentare e alla sua capacità di approvare il bilancio 2027, la scadenza sostanziale più urgente.
I mercati e Bruxelles
Per i partner europei, la vicenda rumena giunge in un momento delicato. Il deficit fiscale della Romania rimane il più elevato dell’Unione europea, e la sospensione delle principali iniziative di riforma potrebbe mettere a rischio l’erogazione dei fondi di ripresa dell’UE. Siegfried Mureșan, eurodeputato liberale rumeno, ha definito l’alleanza PSD-AUR alla base della mozione di sfiducia come «antieuropea». Dan Motreanu, segretario generale del PNL, ha inquadrato l’impasse in termini economici ancora più netti: «Non si può far cadere un governo e poi sottrarsi alle proprie responsabilità. In economia, qualsiasi segnale di caos politico si traduce rapidamente in costi reali per i cittadini.»
E adesso?
Le consultazioni sono programmate per proseguire fino alla serata di lunedì con i gruppi minoritari — l’UDMR, il gruppo delle minoranze nazionali, S.O.S. Romania e il Partito dei Giovani (POT). Il presidente Dan ha fatto sapere che per lunedì sera non è previsto alcun annuncio sul candidato premier e che i tempi potrebbero estendersi nel corso della settimana. Per Bruxelles, la priorità sarà evitare elezioni anticipate — uno scenario che, stando agli attuali sondaggi, consegnerebbe all’AUR una pluralità di seggi, con conseguenze concrete sul posizionamento della Romania riguardo all’Ucraina, alla riforma istituzionale dell’UE e alla piena adesione a Schengen, ormai prossima al completamento.
