Trump accusa la Cina: ‘La più grande violazione di dati elettorali Usa’
Donald Trump è tornato all’attacco, puntando il dito contro Pechino per quella che ha definito «la più grande violazione di dati elettorali della storia americana». L’ex presidente — e attuale inquilino della Casa Bianca — ha dichiarato che nel 2020 la Cina «non voleva che vincessi», alimentando una narrativa che mescola sicurezza nazionale e rivendicazioni personali sul risultato di quell’elezione.
Le accuse di Trump: cosa ha detto esattamente
Trump ha lanciato le sue accuse durante un intervento pubblico, affermando che attori legati al governo cinese avrebbero compromesso sistemi informatici contenenti dati sensibili legati alle elezioni presidenziali del 2020. «È stata la violazione più grande che questo paese abbia mai visto», ha detto, senza però fornire prove documentali specifiche a supporto della tesi. And non è la prima volta che Trump collega la Cina a presunte interferenze elettorali, ma questa volta il tono è sembrato più diretto e categorico rispetto al passato.
Secondo fonti vicine all’amministrazione, i riferimenti di Trump riguarderebbero in parte le attività del gruppo hacker noto come Salt Typhoon, già al centro di indagini dell’FBI per aver violato reti di telecomunicazioni americane nel corso del 2024. Ma il salto tra quelle intrusioni e la manipolazione diretta dei dati elettorali del 2020 resta, per ora, tutto da dimostrare.
Il contesto: una storia di accuse senza fine
Non è un terreno nuovo. Dal novembre 2020 in poi, Trump e i suoi alleati hanno sollevato decine di teorie su brogli e interferenze straniere, nessuna delle quali ha trovato riscontro nei tribunali — oltre 60 cause perse in sede giudiziaria. Yet la base elettorale trumpiana continua a mostrarsi ricettiva a questo tipo di messaggi, e l’ex presidente lo sa bene.
La Cina ha rispedito al mittente ogni accusa. Un portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino ha definito le dichiarazioni «prive di fondamento e politicamente motivate», aggiungendo che «la Cina non interferisce negli affari interni degli altri paesi».
Reazioni a Washington
A Capitol Hill le reazioni sono state tiepide anche tra i repubblicani. Still, alcuni senatori hanno chiesto un briefing riservato ai servizi di intelligence per valutare l’effettiva portata delle presunte violazioni. Il numero esatto dei record compromessi — se la violazione fosse confermata — non è stato reso noto da nessuna agenzia federale ufficiale.
So la domanda centrale resta senza risposta: ci sono prove concrete o è ennesima retorica elettorale?
Cosa succede adesso
L’FBI e la CISA, l’agenzia federale per la sicurezza informatica, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alle accuse specifiche di Trump sulle elezioni del 2020. Le prossime settimane saranno decisive: il Congresso potrebbe aprire un’indagine formale, e la Casa Bianca dovrà decidere se trasformare questa narrativa in una politica estera concreta verso Pechino — o lasciarla nell’ambito della comunicazione politica interna.
