Elicottero 118 bloccato dalla piazzola occupata da turisti: «Minuti preziosi persi»

Un’operazione di soccorso in montagna rischiava di trasformarsi in tragedia. L’elicottero del 118 è arrivato nei pressi di un rifugio sulle Dolomiti venete per recuperare un escursionista in difficoltà, ma la piazzola d’atterraggio era occupata da turisti che prendevano il sole, ignari — o indifferenti — all’emergenza in corso.

Quei minuti che non si possono sprecare

Il mezzo ha dovuto girare in attesa che la zona venisse liberata. Secondo i soccorritori, sono trascorsi almeno tre o quattro minuti prima che i turisti capissero la situazione e si spostassero. Tre o quattro minuti che, in certi casi, possono fare la differenza tra la vita e la morte.

«Ci hanno fatto perdere minuti preziosi», ha dichiarato un responsabile del soccorso alpino coinvolto nell’operazione. «La piazzola è segnalata, ci sono cartelli chiari. Non è un posto per rilassarsi al sole.»

Un problema che si ripete ogni estate

Non è la prima volta che accade qualcosa del genere. Ogni estate, con l’aumento del turismo montano, si moltiplicano gli episodi di questo tipo. Le piazzole per l’atterraggio degli elicotteri di emergenza vengono scambiate per terrazze panoramiche, aree picnic o semplici spazi per stendersi. E ancora, in alcuni casi, vengono usate per parcheggiare zaini, attrezzatura o persino bici.

Il Soccorso Alpino del Veneto ha segnalato almeno una decina di episodi simili solo nell’estate del 2023, con ritardi che vanno dai due ai sette minuti. Numeri che sembrano piccoli, ma che nel linguaggio dell’emergenza medica hanno un peso enorme.

La segnaletica c’è, ma non basta

Le piazzole sono generalmente ben indicate. Cartelli, vernici a terra, simboli internazionali riconoscibili. Ma evidentemente non è sufficiente. Il problema, secondo chi lavora sul campo, è culturale prima ancora che pratico.

Molti visitatori arrivano in quota senza una preparazione adeguata, senza conoscere le regole base della montagna. Scambiano un’area operativa per uno spazio libero, non percepiscono il rischio — proprio o altrui — che comporta ostruire una zona di atterraggio d’emergenza.

Eppure la soluzione non sembra complicata: basta non fermarsi lì.

Cosa succederà adesso

Le autorità locali stanno valutando misure più stringenti. Si parla di installare barriere fisiche rimovibili attorno ad alcune piazzole, attivabili da remoto in caso di emergenza, e di campagne informative mirate nei rifugi e nei punti di accesso alle valli più frequentate.

L’escursionista coinvolto nell’episodio è stato soccorso e trasportato all’ospedale di Belluno. Le sue condizioni, per fortuna, non erano critiche. Ma la prossima volta potrebbe andare diversamente. E quella differenza di tre minuti, quella volta, potrebbe non essere recuperabile.

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