Terremoti in Venezuela: sale a 6.125 il bilancio delle vittime
Sono 6.125 i morti accertati dopo i terremoti che hanno colpito il Venezuela. Caracas ha rotto il silenzio dopo dieci giorni, aggiornando finalmente il bilancio ufficiale delle vittime. Ma sul numero dei dispersi, il governo non ha fornito alcun dato. Un vuoto che alimenta timori e proteste tra le famiglie delle persone ancora senza notizie.
Dieci giorni di silenzio dal governo
Per oltre una settimana, le autorità venezuelane non hanno comunicato aggiornamenti ufficiali sulle conseguenze del sisma. Una scelta che ha sollevato critiche durissime, tanto in patria quanto sul piano internazionale. Le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio denunciavano cifre ben più alte di quelle che circolavano nei canali governativi, e la discrepanza era diventata insostenibile.
Alla fine, la pressione ha avuto effetto. Il governo ha convocato una conferenza stampa in cui ha ammesso che il numero delle vittime ha superato quota 6.000. Un dato enorme, che colloca questa catastrofe tra le più gravi della storia recente del paese.
Nessuna risposta sui dispersi
Il punto più critico resta però quello dei dispersi. Famiglie intere attendono notizie di padri, madri, figli. E lo Stato non risponde. Nessun numero ufficiale, nessuna lista, nessuna procedura trasparente di identificazione. Secondo fonti locali, le operazioni di ricerca nelle aree più colpite — tra cui diversi villaggi nella regione costiera — sarebbero state rallentate dalla difficoltà di accesso e dalla mancanza di mezzi adeguati.
Un funzionario governativo, parlando in forma anonima, ha dichiarato: «Stiamo lavorando senza sosta, ma le condizioni sul terreno sono estremamente difficili. Alcune zone sono ancora inaccessibili.»
Infrastrutture distrutte e aiuti insufficienti
Il sisma ha raso al suolo interi quartieri. Strade interrotte, ponti crollati, ospedali fuori uso. Migliaia di sfollati vivono in accampamenti improvvisati, con accesso limitato ad acqua potabile e cure mediche. Gli aiuti internazionali sono arrivati con il contagocce, in parte per le difficoltà logistiche, in parte per le tensioni diplomatiche che da anni isolano Caracas da diversi partner occidentali.
Le organizzazioni non governative sul campo parlano di una crisi umanitaria che si sovrappone a una già esistente, aggravando una situazione che era già al limite prima del terremoto.
Cosa succede adesso
Nei prossimi giorni il governo venezuelano dovrà fare i conti con richieste sempre più pressanti di trasparenza. La comunità internazionale chiede dati certi, accesso per i giornalisti e per le équipe di soccorso indipendenti. E le famiglie dei dispersi non sono disposte ad aspettare ancora.
Il bilancio di 6.125 vittime è quasi certamente destinato a salire. Quello che ancora non si sa è di quanto.
