Trump minaccia l’Iran nello stretto di Hormuz: ‘Sarà veloce’
Donald Trump ha alzato il tiro contro Teheran, annunciando che gli Stati Uniti sono pronti ad attaccare tutte le capacità militari dell’Iran nello stretto di Hormuz se la crisi nucleare non troverà una soluzione diplomatica nelle prossime settimane. Un’escalation verbale che ha fatto tremare i mercati del petrolio e riacceso le tensioni in un’area già instabile.
Le parole di Trump e il tono da ultimatum
«Colpiremo ogni singola struttura, ogni nave, ogni postazione», ha dichiarato Trump in quello che molti osservatori hanno già definito un vero e proprio ultimatum. Il presidente americano ha aggiunto che un eventuale conflitto «sarà molto veloce e finirà presto», una formula che ricorda da vicino la retorica usata prima dell’invasione dell’Iraq nel 2003. Ma questa volta il contesto è diverso, e forse più pericoloso.
Lo stretto di Hormuz è il punto di passaggio di circa il 20% del petrolio mondiale. Un blocco o anche solo una settimana di combattimenti in quell’area potrebbe far schizzare il prezzo del greggio oltre i 130 dollari al barile, secondo le stime di diversi analisti energetici.
La risposta di Teheran e le alleanze in gioco
L’Iran non ha tardato a rispondere. Fonti vicine al governo di Teheran hanno fatto sapere che qualsiasi attacco americano scatenerebbe «una risposta devastante e simmetrica» su scala regionale. E non si tratta solo di parole: la Guardia Rivoluzionaria conta oggi su missili balistici con gittata fino a 2.000 chilometri, droni da combattimento già testati in scenari reali, e una rete di milizie alleate che va dallo Yemen al Libano, passando per l’Iraq.
Un funzionario europeo, parlando sotto anonimato, ha commentato la situazione con preoccupazione evidente: «Quello che stiamo vedendo è una spirale pericolosa. Nessuno vuole una guerra, ma il rischio di un incidente che la scateni è concreto come non lo era da anni.»
Il nodo nucleare al centro della crisi
Tutto parte dal dossier nucleare. I negoziati tra Washington e Teheran, ripresi timidamente a inizio anno, si sono di fatto bloccati a marzo. L’Iran avrebbe raggiunto un livello di arricchimento dell’uranio pari all’84%, pericolosamente vicino alla soglia militare del 90%. Gli Stati Uniti chiedono un ritorno immediato ai limiti fissati dall’accordo del 2015, che Teheran considera ormai carta straccia.
La finestra diplomatica, insomma, si sta chiudendo.
Cosa può succedere adesso
Nelle prossime 72 ore sono attesi contatti diretti tra i rappresentanti americani e i mediatori del Qatar e dell’Oman, gli unici canali ancora aperti tra le due capitali. Yet nessuno si fa illusioni: con elezioni alle porte e una base elettorale che chiede fermezza, Trump difficilmente tornerà indietro dalla posizione presa oggi. So il mondo guarda allo stretto di Hormuz con un’apprensione che non si sentiva da decenni.
