Iran vuole uccidere Trump: l’allarme dei servizi israeliani
L’allarme è arrivato direttamente da Tel Aviv, e a Washington nessuno lo ha preso sottogamba. I servizi segreti israeliani avrebbero informato le agenzie americane che Teheran sta pianificando un attentato contro Donald Trump, presidente degli Stati Uniti e bersaglio dichiarato della Repubblica Islamica già da anni. Una notizia che rimette al centro del dibattito internazionale il fragile equilibrio tra intelligence, diplomazia e interessi nazionali divergenti.
Cosa sappiamo dell’allarme israeliano
Secondo fonti vicine alla comunità di intelligence citata da diversi media americani, la segnalazione israeliana sarebbe arrivata nelle ultime settimane attraverso canali riservati. Non è la prima volta. Già nel 2020 e nel 2022 erano emersi piani iraniani contro Trump, mai concretizzatisi. Ma questa volta, dicono le stesse fonti, il livello di specificità dei dettagli sarebbe più alto del solito. Almeno tre individui legati ai Pasdaran sarebbero stati identificati.
Un funzionario americano che ha chiesto l’anonimato ha dichiarato: «Prendiamo ogni minaccia di questo tipo con la massima serietà. Le valutazioni sono in corso.»
Il ruolo di Israele e i rapporti altalenanti con Washington
E qui la storia si complica. Israele e Stati Uniti sono alleati storici, ma il rapporto tra Netanyahu e l’amministrazione Trump — nonostante la retorica di facciata — non è mai stato lineare. Ci sono stati momenti di frizione profondi, soprattutto sulla gestione della guerra a Gaza e sulle trattative con i mediatori del Qatar. La soffiata sull’Iran, dunque, serve anche a ricordare a Washington quanto Tel Aviv sia indispensabile.
Non è cinismo. È geopolitica.
Teheran nega, ma il contesto parla chiaro
L’Iran ha smentito categoricamente, come fa quasi sempre in questi casi. Ma il contesto racconta un’altra storia. Dopo l’assassinio del generale Qasem Soleimani ordinato da Trump nel gennaio 2020, la Guida Suprema Ali Khamenei ha pubblicamente promesso vendetta. E le Guardie Rivoluzionarie non hanno mai abbandonato quella retorica. Nel 2022 il Dipartimento di Giustizia americano aveva già incriminato un cittadino iraniano per un piano simile, quello sì documentato con prove concrete.
La macchina della propaganda iraniana sa bene che minacciare Trump — o anche solo farlo percepire come un bersaglio — ha un valore politico interno non trascurabile, specie in un momento in cui Teheran è sotto pressione per le sanzioni reimposte dall’amministrazione americana.
Cosa succede adesso
Il Secret Service ha già alzato il livello di protezione attorno a Trump nelle ultime settimane, anche sulla scia dei due attentati falliti del 2024. So la domanda vera non è se Teheran abbia intenzione di colpire — ce l’ha, probabilmente, da anni — ma se ne abbia la capacità operativa sul suolo americano senza essere intercettata. Gli analisti sono divisi. Ma nessuno, in questo momento, si permetterebbe di abbassare la guardia.
