Prediabete e diabete: come distinguerli con gli esami del sangue
Prediabete e diabete: due condizioni che spesso si confondono, eppure che richiedono risposte cliniche molto diverse. E la distinzione, in realtà, passa tutta da quei foglietti con i valori del laboratorio che troppe persone ripiegano in un cassetto senza leggerli con attenzione.
I valori della glicemia a digiuno: il primo segnale
Il punto di partenza è la glicemia a digiuno. Un valore inferiore a 100 mg/dL è considerato normale. Ma quando si sale tra 100 e 125 mg/dL, si entra nella cosiddetta zona grigia del prediabete, tecnicamente definita alterata glicemia a digiuno. Sopra i 126 mg/dL, rilevata in almeno due occasioni separate, si parla invece di diabete conclamato. È una soglia netta, ma spesso sottovalutata dai pazienti.
Non è solo una questione numerica. Un valore di 118 mg/dL può sembrare lontano dal pericolo, ma segnala già un’alterazione del metabolismo del glucosio che, se ignorata, tende a peggiorare nel tempo.
L’emoglobina glicata: la fotografia degli ultimi tre mesi
C’è un secondo esame che i medici considerano ancora più affidabile: l’emoglobina glicata, nota come HbA1c. A differenza della glicemia istantanea, questo valore riflette la media degli zuccheri nel sangue negli ultimi due o tre mesi. Un livello tra il 5,7% e il 6,4% indica prediabete. Dal 6,5% in su, la diagnosi è diabete.
«L’HbA1c è particolarmente utile perché non risente di cosa si è mangiato la mattina prima del prelievo», spiega un diabetologo dell’Ospedale San Raffaele di Milano. «Dà un quadro molto più realistico della situazione metabolica del paziente».
Il test da carico di glucosio: quando serve approfondire
In alcuni casi il medico può richiedere un terzo esame: il test da carico orale di glucosio, o OGTT. Si beve una soluzione con 75 grammi di glucosio e dopo due ore si misura la glicemia. Valori tra 140 e 199 mg/dL indicano una ridotta tolleranza al glucosio, cioè un’altra forma di prediabete. Sopra i 200 mg/dL si conferma il diabete.
È un test più laborioso, ma decisivo nei casi dubbi.
Cosa fare con questi numeri in mano
La buona notizia è che il prediabete non è una condanna. Studi clinici dimostrano che con una riduzione del peso corporeo del 5-7% e almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana, il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 si abbassa del 58%. Non è poco.
Still, troppi italiani scoprono di avere valori alterati solo quando il danno è già avanzato. Si stima che in Italia circa 3 milioni di persone abbiano un prediabete non diagnosticato. E molte di loro hanno già gli esami in mano, ma non sanno come leggerli.
Conoscere i numeri giusti è il primo passo. Il secondo è parlarne con il proprio medico prima che quei valori cambino ancora.
