Migranti a Ceuta: «Ci hanno usati come proiettili dal Marocco»

Ceuta — Hanno attraversato il confine a nuoto, alcuni con i bambini sulle spalle, altri aggrappati a taniche di plastica. Erano migliaia. Adesso sono qualche centinaio, quelli rimasti. E aspettano, seduti lungo i marciapiedi dell’exclave spagnola, senza sapere cosa succederà domani.

La crisi che non finisce

A distanza di settimane dall’ondata di sbarchi che ha travolto Ceuta, la situazione sul terreno resta critica. Secondo i dati aggiornati dalla Cruz Roja locale, circa 400 persone — tra cui almeno 60 minori non accompagnati — si trovano ancora in condizioni precarie, distribuite tra i centri di accoglienza temporanea e alcuni angoli della città portuale. Le strutture sono al limite. Il cibo scarseggia. Il personale sanitario lavora senza sosta.

«Non mangio da due giorni», dice un ragazzo che dice di chiamarsi Youssef, 19 anni, originario di Nador. Tiene in mano una bottiglia d’acqua vuota e fissa l’orizzonte. Non vuole essere fotografato. «Se mi mandano indietro, mi arrestano».

«Ci hanno usati come armi»

È questa la frase che ritorna, ancora e ancora, parlando con chi è rimasto. La convinzione — diffusa tra i migranti e confermata da diversi osservatori — è che il Marocco abbia deliberatamente allentato i controlli alla frontiera per esercitare pressione sulla Spagna, in risposta all’accoglienza riservata dal governo di Madrid a un leader del Fronte Polisario ferito.

«Ci hanno usati come proiettili», racconta Ahmed, 24 anni, capelli ricci e una cicatrice sul sopracciglio sinistro. «La polizia marocchina era lì, ci guardava e non faceva nulla. Anzi, ci spingeva verso l’acqua».

È una versione che il governo spagnolo non smentisce del tutto.

Un funzionario della delegazione governativa di Ceuta, che ha chiesto di restare anonimo, ha confermato che «la situazione al confine era anomala, e le circostanze dell’attraversamento di massa non corrispondono a dinamiche spontanee». Madrid ha già avviato i rimpatri delle persone prive di documenti, ma il processo è lento e contestato dalle organizzazioni umanitarie.

I minori, il nodo più difficile

Il caso più spinoso riguarda i minorenni. Save the Children ha denunciato il rimpatrio forzato di almeno 80 bambini senza adeguate garanzie legali, una pratica che secondo l’organizzazione viola il diritto internazionale. Il governo spagnolo ha difeso le proprie azioni, ma il dibattito politico interno si è fatto aspro. L’opposizione chiede spiegazioni, la sinistra della coalizione di governo è divisa.

But qui, sul posto, la politica sembra lontanissima. C’è solo la stanchezza, il caldo, e quella domanda senza risposta.

Cosa succederà ora

Le autorità spagnole stanno valutando nuovi accordi con Rabat per rafforzare il controllo condiviso della frontiera. Yet molti esperti avvertono che senza un approccio strutturale alle cause della migrazione — povertà, instabilità, cambiamento climatico nel Sahel — ogni soluzione resterà temporanea. Youssef, intanto, aspetta ancora. La bottiglia è sempre vuota.

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