Caso ricina, esami negativi per Gianni e Alice Di Vita: non hanno ingerito la tossina

Gli esami tossicologici condotti a Berlino hanno escluso che Gianni Di Vita e sua figlia Alice abbiano ingerito ricina. È l’unica notizia che si può definire buona in una vicenda che ha già lasciato due donne morte e una famiglia devastata. I risultati, attesi da giorni, sono arrivati nella tarda mattinata di giovedì e hanno in parte ridisegnato il perimetro delle indagini.

Cosa dicono gli esami di Berlino

I campioni biologici prelevati da Gianni Di Vita e dalla figlia Alice sono stati analizzati dal laboratorio specializzato di Berlino, uno dei pochi centri in Europa attrezzati per rilevare tracce di ricina nell’organismo. L’esito è netto: nessuna traccia della tossina. Un risultato che, secondo gli investigatori, non chiude il caso ma apre scenari nuovi. Perché le altre due donne della famiglia — entrambe decedute — erano risultate positive. E questo divario è al centro delle indagini.

La ricina è una delle sostanze più letali conosciute. Basta una dose di circa 1 milligrammo per chilogrammo di peso corporeo per uccidere un essere umano. Non esiste antidoto. Viene estratta dai semi di ricino e il suo utilizzo in contesti criminali è raro ma documentato.

Il giallo delle due vittime

Le due donne morte nelle scorse settimane mostravano sintomi compatibili con un avvelenamento da ricina: vomito, insufficienza multiorgano, collasso. Gli esami post mortem avevano confermato la presenza della tossina. Ma come è entrata nell’organismo? Attraverso il cibo, l’acqua, un contatto diretto? Sono domande ancora senza risposta.

Gli inquirenti stanno analizzando tutto ciò che è stato consumato nei giorni precedenti ai decessi. Campioni di alimenti prelevati dalla cucina di casa sono stati sequestrati e inviati a laboratori specializzati. I risultati non sono ancora disponibili.

La famiglia sotto la lente degli investigatori

Gianni Di Vita e Alice sono stati ascoltati più volte dagli inquirenti. Nessuno dei due risulta iscritto nel registro degli indagati. But la loro posizione, come quella di chiunque fosse vicino alle vittime, è sotto osservazione. È la prassi in casi come questo.

«Stiamo lavorando su ogni ipotesi possibile, inclusa quella di un atto doloso», ha dichiarato una fonte investigativa vicina al fascicolo, preferendo mantenere l’anonimato.

Cosa succede adesso

Le indagini restano aperte e affidate alla procura competente. Nelle prossime settimane potrebbero arrivare ulteriori risultati di laboratorio, inclusi quelli sugli alimenti sequestrati. And non è escluso che vengano disposti nuovi accertamenti su altri familiari o conoscenti delle vittime.

Still, il fatto che Gianni e Alice Di Vita siano negativi alla ricina rappresenta un elemento dirimente. Perché suggerisce che la tossina non era nell’acqua, nell’aria o in qualcosa condiviso da tutta la famiglia. Era, forse, in qualcosa destinato solo a loro. Solo a quelle due donne.

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