Morto il Comandante Alfa, il volto segreto dell’antiterrorismo italiano
È morto il Comandante Alfa, il funzionario di polizia che per oltre trent’anni ha guidato il Gruppo di Intervento Speciale e rappresentato, agli occhi degli italiani, il simbolo più riconoscibile dell’antiterrorismo nazionale. Aveva 75 anni. La notizia della sua scomparsa è stata confermata nelle ultime ore, lasciando un vuoto enorme negli ambienti delle forze dell’ordine e tra i tantissimi lettori che lo avevano conosciuto attraverso i suoi libri e le sue rare apparizioni pubbliche, sempre con il volto oscurato.
Una vita nell’ombra, un nome mai rivelato
Il Comandante Alfa non ha mai potuto svelare la propria identità. Nemmeno dopo il pensionamento. Era questa la condizione che aveva accettato sin dal primo giorno, quando era entrato a far parte delle unità speciali della Polizia di Stato negli anni Settanta, nel periodo più buio della storia repubblicana italiana. Quegli anni di piombo, quei 55 giorni del sequestro Moro, le bombe, i morti. Lui c’era, anche se nessuno sapeva il suo volto.
Aveva iniziato la carriera come semplice agente. Ma le sue capacità operative lo avevano portato rapidamente ai vertici del GIS, il reparto d’élite che in Italia si occupa delle situazioni più estreme: sequestri di persona, attacchi terroristici, operazioni sotto copertura. Trentadue anni di servizio, decine di missioni mai rese pubbliche.
I libri, le interviste, la voce di chi non può avere un viso
Negli ultimi anni aveva scelto di parlare, a modo suo. Aveva scritto diversi libri — tra cui Cacciatori di uomini e Io, Alfa — che erano diventati bestseller. E aveva rilasciato interviste televisive sempre con la voce modificata e il volto in ombra. Un’immagine potente, quasi cinematografica. Ma dietro quella sagoma c’era un uomo vero, con una famiglia, degli affetti, una storia personale che il pubblico non ha mai potuto conoscere davvero.
«Ha servito questo paese con una dedizione rara», ha dichiarato un alto funzionario del Ministero dell’Interno. «Il suo esempio continuerà a formare le nuove generazioni di operatori delle forze speciali.»
Un lutto che tocca l’Italia intera
La sua morte arriva in un momento in cui il dibattito sulla sicurezza nazionale è tornato al centro dell’agenda politica. E la sua figura — discreta, silenziosa, efficace — rappresenta qualcosa che va oltre la semplice nostalgia.
Rappresenta un’idea di Stato.
Nei prossimi giorni, secondo fonti vicine alla famiglia, potrebbe essere organizzata una cerimonia di commemorazione riservata, aperta solo ai colleghi più stretti. Niente telecamere. Niente nomi. Così come lui avrebbe voluto. Il Comandante Alfa se n’è andato come aveva vissuto: nell’ombra, con dignità.
