Caso Fakir a Bologna: «Non vendetta, ma giustizia» piange la nipote

Le lacrime non si fermano. Davanti al tribunale di Bologna, la nipote di Fakir — l’uomo morto dopo un intervento delle forze dell’ordine che ha scosso la città — ha parlato con una voce spezzata ma ferma, davanti a giornalisti e telecamere. «Non chiediamo vendetta», ha detto, «chiediamo solo giustizia. Per lui, per noi, per tutti».

Una famiglia che aspetta risposte

Sono passati mesi da quella notte. La famiglia di Fakir, originaria del Marocco e residente nel quartiere Pilastro da oltre vent’anni, non ha mai smesso di chiedere chiarezza su cosa sia successo esattamente. La nipote, una ragazza di 24 anni che studia giurisprudenza all’Università di Bologna, ha deciso di farsi portavoce del dolore collettivo. E lo ha fatto senza urlare, senza insulti. Con una dignità che ha colpito tutti i presenti.

«Nostro zio aveva 58 anni. Lavorava, pagava le tasse, era parte di questa città», ha detto tra le lacrime. «Non meritava di finire così».

L’udienza e i tempi della giustizia

L’udienza preliminare si è tenuta giovedì mattina, con inizio alle 9:30. Sul banco degli imputati figurano tre agenti, accusati di reati che la procura sta ancora definendo con precisione. Il giudice ha fissato la prossima udienza al 14 marzo. Tempi che, per i legali della famiglia, sono già troppo lunghi.

Still, il processo va avanti. E questo, per la nipote di Fakir, è già qualcosa.

L’avvocato difensore della famiglia, Giulia Marchetti, ha dichiarato che «la verità processuale deve emergere senza pressioni, ma anche senza ritardi inaccettabili». Un invito alla magistratura a non lasciare questa storia nel dimenticatoio.

Bologna divisa, ma non indifferente

La città non è rimasta in silenzio. Sabato scorso, circa 800 persone hanno sfilato dal Pilastro fino a piazza Maggiore in un corteo silenzioso organizzato da associazioni di quartiere e gruppi studenteschi. Nessun incidente, nessuna tensione. Solo striscioni bianchi e candele.

But non tutti la pensano allo stesso modo. Alcuni residenti del quartiere, interpellati nelle ultime ore, hanno espresso posizioni più caute. «Bisogna aspettare i fatti accertati», ha detto un commerciante di via Massarenti. «Capisco il dolore, ma non possiamo giudicare prima del processo».

È il segno di una città che sente il peso di questa vicenda senza riuscire ancora a trovare una sintesi collettiva.

Cosa succede adesso

Nei prossimi mesi, la procura dovrà depositare ulteriori perizie medico-legali. La difesa degli agenti ha già annunciato che presenterà una memoria dettagliata entro febbraio. E la famiglia di Fakir sarà lì, ad ogni udienza, con la nipote in prima fila.

«Saremo sempre presenti», ha promesso. «Finché non avremo una risposta».

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