Nicaragua senza elezioni: Ortega chiude con la democrazia

Daniel Ortega ha tolto la maschera. Il presidente del Nicaragua, al potere ininterrottamente dal 2007, ha dichiarato pubblicamente che nel paese non si terranno più elezioni. Basta urne, basta campagne, basta finzione democratica. Le sue parole esatte: «Non permetteremo più che i partiti finanziati dagli yankee inquinino la nostra rivoluzione».

Un annuncio che non sorprende, ma che fa paura

Chi seguiva Managua da vicino non può dire di essere rimasto senza parole. Ortega stava costruendo questo momento da anni, mattone dopo mattone. Nel 2021 aveva fatto arrestare sette candidati presidenziali nei mesi prima del voto. Nel 2023 aveva espulso oltre 200 organizzazioni non governative straniere, accusandole di essere agenti di destabilizzazione. Eppure sentirlo dire ad alta voce, senza più alcun velo diplomatico, è un’altra cosa.

Il leader sandinista ha parlato durante una cerimonia pubblica a Managua davanti a migliaia di sostenitori. Settantotto anni, la voce ancora ferma, Ortega ha costruito il suo discorso attorno a un concetto solo: la sovranità nazionale minacciata da Washington.

L’opposizione ridotta al silenzio

In Nicaragua non esiste più un’opposizione degna di questo nome. I principali leader politici contrari al governo sono in carcere, in esilio o agli arresti domiciliari. Félix Maradiaga, Cristiana Chamorro, Juan Sebastián Chamorro — nomi che fino a pochi anni fa riempivano le piazze — oggi vivono fuori dal paese o hanno perso la cittadinanza nicaraguense per decreto. Sono stati dichiarati «traditori della patria».

«Quello che sta accadendo in Nicaragua è la costruzione sistematica di uno stato a partito unico», ha dichiarato un funzionario dell’Organizzazione degli Stati Americani che ha preferito non essere identificato. «Non si tratta più di democrazia imperfetta. Si tratta di autoritarismo dichiarato».

Le reazioni internazionali

Washington ha condannato le parole di Ortega nel giro di poche ore. L’Unione Europea ha convocato l’ambasciatore nicaraguense. Ma le sanzioni già esistenti — il pacchetto RENACER approvato dal Congresso americano nel 2021 — non hanno cambiato la traiettoria del regime. E probabilmente non la cambieranno adesso.

Il Nicaragua ha trovato nei nuovi alleati — Cuba, Venezuela, Russia, Cina — una rete di supporto economico e diplomatico che rende le pressioni occidentali meno efficaci di quanto fossero dieci anni fa.

Il paese ha una popolazione di circa 6,7 milioni di persone. Oltre 700.000 nicaraguensi vivono già all’estero, una diaspora cresciuta vertiginosamente dopo le proteste del 2018, represse nel sangue con oltre 300 morti.

Cosa succede adesso

Le prossime elezioni presidenziali erano previste per il 2026. Adesso quella data è solo un numero su un calendario che nessuno guarderà più. Ortega ha 78 anni e al suo fianco c’è la moglie Rosario Murillo, vicepresidente e figura sempre più centrale nel governo. Il futuro del Nicaragua, almeno nell’immediato, ha il volto di una coppia che non ha nessuna intenzione di farsi da parte.

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