Ilaria Salis condannata: deve 300mila euro a due ex collaboratori
Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, è stata condannata dal Tribunale del lavoro di Milano a risarcire due ex collaboratori che aveva licenziato. La somma complessiva da versare ammonta a circa 300mila euro. Una sentenza che arriva in un momento già complicato per la deputata, reduce dalla lunga vicenda giudiziaria in Ungheria.
La vicenda processuale
I due lavoratori, un uomo e una donna, avevano prestato servizio per Salis per diversi anni. Dopo il licenziamento, avevano deciso di rivolgersi alla giustizia sostenendo di non aver ricevuto quanto dovuto, tra stipendi arretrati, tfr e altri compensi maturati nel corso del rapporto di lavoro. Il giudice ha dato loro ragione. E non si tratta di una cifra simbolica: 300mila euro sono una somma consistente, che pesa.
La sentenza è arrivata nelle scorse ore e ha subito fatto il giro delle redazioni. Salis, contattata dai giornalisti, non ha scelto la via del silenzio.
La risposta di Ilaria Salis
«L’appello chiarirà tutto», ha detto l’europarlamentare, facendo sapere che intende impugnare la decisione del tribunale. Una risposta secca, senza lunghe spiegazioni. But è evidente che la condanna crea imbarazzo politico, al di là degli esiti futuri del procedimento. Il suo partito per ora tace ufficialmente, anche se fonti interne ammettono che la notizia «non fa piacere».
Salis ha costruito la sua immagine pubblica anche attorno a temi di giustizia sociale e diritti dei lavoratori. Yet ora si trova nella posizione di chi quei diritti, secondo un giudice, non ha rispettato. È un cortocircuito difficile da ignorare.
Chi sono i due ex collaboratori
I dettagli sulle identità dei due lavoratori non sono stati resi noti per tutelare la loro privacy. Quel che è certo è che il rapporto di lavoro si era protratto per un periodo significativo, e che la vertenza trascinata in tribunale ha richiesto mesi di istruttoria. Still, alla fine il giudice ha ritenuto fondate le loro richieste in modo sostanziale.
Una fonte vicina al procedimento ha spiegato che «la sentenza è chiara nei suoi contenuti e le motivazioni saranno depositate nei termini previsti dalla legge».
Cosa succede adesso
Salis ha già annunciato che farà appello, quindi la partita legale è tutt’altro che chiusa. I tempi della giustizia civile italiana non sono brevi, e potrebbero volerci mesi, se non anni, prima di una pronuncia definitiva. So la situazione resterà in sospeso a lungo.
Sul piano politico, però, l’effetto è immediato. Qualunque cosa decida il giudice d’appello, la notizia è uscita e circolerà. E in politica, si sa, i tempi della percezione pubblica non coincidono quasi mai con quelli dei tribunali.
