Il Brent balza di quasi il 6% a 97 dollari mentre l’Iran sospende i colloqui con gli USA, riaccendendo il premio di rischio energetico europeo
Il greggio Brent è balzato di quasi il 6% a circa 97 dollari al barile lunedì 1° giugno 2026, dopo che l’agenzia iraniana Tasnim, legata allo Stato, ha riferito che Teheran aveva sospeso i negoziati con Washington. La mossa ha bruscamente invertito la tendenza al ribasso delle settimane recenti e ha reintrodotto un premio di rischio geopolitico sui mercati europei dell’energia, azionari e valutari all’inizio di un mese cruciale.
Un’inversione di rotta sul dossier iraniano
La sospensione dei colloqui riaccende i timori di interruzioni nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita gran parte del greggio mondiale. Segna una svolta rispetto alle precedenti notizie secondo cui una bozza di accordo quadro avrebbe potuto riaprire Hormuz al traffico commerciale, e i trader dell’energia hanno avvertito che la situazione rimane fluida e guidata dai titoli di giornale. Teheran non ha precisato le sue motivazioni e Washington non ha commentato ufficialmente.
Trasmissione all’inflazione europea
Un aumento duraturo del greggio si trasmette ai prezzi di carburante, trasporti ed energia, proprio il canale che ha spinto l’inflazione dell’area euro al 3,0% ad aprile 2026, rispetto all’1,9% di febbraio. Questo rende il movimento del petrolio direttamente rilevante per la riunione del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea dell’11 giugno, dove i mercati hanno iniziato a prezzare un aumento dei tassi piuttosto che un taglio.
Settori vincitori e perdenti
I settori europei ad alta intensità energetica, chimica, acciaio, cemento e carta, sono più esposti a un aumento sostenuto dei costi degli input, avendo operato con prezzi dell’energia strutturalmente elevati dal 2022. Le compagnie aeree come Air France-KLM, Lufthansa e IAG sono sensibili ai costi del carburante per aviogetti, mentre le major petrolifere integrate tra cui BP, Shell e TotalEnergies tendono a beneficiare di prezzi più elevati. Gli indici azionari europei hanno scambiato con cautela mentre gli investitori valutavano gli effetti contrapposti.
Cosa monitorare
La sequenza a breve termine è dominata dalla decisione della BCE dell’11 giugno, dalle letture dell’inflazione dell’area euro e da eventuali segnali ufficiali da Teheran o Washington. Due scenari inquadrano le prospettive: una de-escalation che riporti il Brent verso gli 80 dollari circa e alleggerisca l’industria europea, oppure un ulteriore inasprimento che spinga il greggio sopra i 100 dollari e rilanci i flussi verso i beni rifugio come l’oro e i Bund tedeschi a breve scadenza. Entrambi restano in gioco all’inizio di giugno.
