Il primo cluster UE per l’Ucraina a portata di mano mentre il nuovo governo ungherese filo-europeo allenta il veto dell’era Orban

L’apertura del primo cluster nei negoziati di adesione dell’Ucraina all’UE è ora attesa a portata di mano al Consiglio europeo del 23-24 giugno 2026, dopo il cambio di governo in Ungheria che ha rimosso il principale ostacolo all’allargamento. A inizio giugno, la questione a Bruxelles si è spostata dal chiedersi se Budapest bloccherà i progressi a quanto velocemente il processo possa ora avanzare.

La svolta filo-europea dell’Ungheria cambia l’equazione

Il fattore decisivo è la vittoria schiacciante del partito di centro-destra e filo-europeo Tisza di Peter Magyar alle elezioni ungheresi di aprile 2026, che ha posto fine ai sedici anni di potere di Viktor Orban. Magyar, entrato in carica come primo ministro il 9 maggio 2026, si è impegnato a fare dell’Ungheria un partner costruttivo dell’UE e della NATO. Il suo governo non ha tuttavia rimosso tutte le riserve: Magyar ha insistito affinché l’Ucraina garantisca alla minoranza ungherese in Transcarpazia gli stessi diritti di cui godono le minoranze in altri Stati membri dell’UE, una condizione ora al centro delle consultazioni tecniche tra Budapest e Kiev.

Una tempistica di giugno prende forma

La Commissaria all’Allargamento Marta Kos ha indicato che il primo cluster negoziale, quello dei Fondamentali, potrebbe essere aperto a giugno sotto la presidenza di turno cipriota, con i restanti cinque cluster che seguirebbero entro luglio una volta che l’Irlanda assumerà la presidenza. L’Ucraina ha completato il processo di screening a settembre 2025 ed è, secondo la valutazione della Commissione, pronta ad aprire tutti i cluster. Kiev preme per di più: il Vice Primo Ministro per l’integrazione europea Taras Kachka ha dichiarato a Euronews che “tutti e sei i cluster possono essere aperti già a giugno”, avvertendo che l’Ucraina è già in ritardo rispetto alla propria tabella di marcia.

La Moldavia si muove in parallelo

Il dossier moldavo rimane accoppiato a quello ucraino nel pacchetto di giugno della Commissione. Chisinau è stata costantemente avanti rispetto a Kiev nelle valutazioni dei parametri di riferimento, e la Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, esaminando i progetti di relazione questa settimana, ha elogiato i costanti progressi nelle riforme della Moldavia mettendo in guardia contro le continue interferenze russe. Il testo del Parlamento sull’Ucraina elogia gli sforzi istituzionali del governo in tempo di guerra pur sollecitando ulteriori azioni sullo Stato di diritto e l’anticorruzione.

La questione dei Balcani occidentali

L’accelerazione per Ucraina e Moldavia riaccende le frustrazioni di lunga data nei Balcani occidentali, dove il processo della Macedonia del Nord rimane in stallo e la Serbia affronta preoccupazioni sullo Stato di diritto e le sue relazioni con il Kosovo. Per contenere il rischio di blocchi procedurali, la Commissione dovrebbe raggruppare i progressi sull’allargamento in un unico pacchetto, consentendo ai leader di affrontare insieme Ucraina, Moldavia e Balcani occidentali al vertice di giugno.

Cosa osservare fino a giugno

La sequenza immediata passa attraverso il Consiglio Affari Esteri e i preparativi del Coreper verso il Consiglio europeo del 23-24 giugno, la prova centrale per verificare se la nuova aritmetica politica si tradurrà in una concreta apertura di cluster. Le variabili in sospeso sono l’esito delle consultazioni Budapest-Kiev sui diritti delle minoranze e se gli Stati membri accetteranno il pacchetto integrato della Commissione. Per la prima volta da quando lo status di candidato è stato concesso nel 2022, il percorso istituzionale appare aperto anziché bloccato.

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