Automazione in Cina: robot, crollo delle nascite e futuro globale

La Cina sta attraversando una trasformazione silenziosa ma devastante nella sua portata. Robot che piegano vestiti nelle fabbriche, ragazzi al liceo a cui è vietato fidanzarsi, e un tasso di natalità che ha toccato nel 2023 il minimo storico di 6,39 nati ogni mille abitanti. Questi non sono dettagli isolati: sono i tasselli di un disegno preciso voluto da Xi Jinping, e le sue conseguenze arriveranno dritte nel nostro cortile.

La fabbrica che si svuota di uomini

Nelle zone industriali di Shenzhen e Guangzhou, alcune linee di produzione hanno già eliminato il 60-70% della manodopera umana negli ultimi cinque anni. I robot non chiedono aumenti, non scioperano, non si ammalano. La Cina ha installato nel 2023 circa 290.000 nuovi robot industriali, quasi il doppio rispetto all’intera Europa nello stesso periodo. È un’accelerazione che non ha precedenti nella storia economica moderna.

And this matters enormously for us. Perché una Cina che produce di più con meno lavoratori abbassa ulteriormente i costi di esportazione, mettendo sotto pressione l’industria manifatturiera europea — italiana in particolare — che già fatica a competere.

Zero figli e la bomba demografica

Ma c’è un paradosso enorme al cuore di tutto questo. Mentre Pechino spinge sull’automazione per compensare la carenza di lavoratori, la popolazione continua a invecchiare e a non riprodursi. Nel 2023 la Cina ha registrato per il secondo anno consecutivo un calo della popolazione assoluta. Il numero di matrimoni è crollato da 13,5 milioni nel 2013 a poco più di 6,8 milioni nel 2022.

Le autorità locali hanno risposto con misure che in Occidente farebbero scandalo: in alcune province ai liceali è formalmente sconsigliato — in certi istituti vietato — avere relazioni sentimentali, per evitare distrazioni dallo studio. Un’ingegneria sociale che sa di un’altra epoca.

«La produttività tecnologica deve compensare le perdite demografiche», ha dichiarato un funzionario del ministero dell’Industria di Pechino in una conferenza a gennaio. Una frase che la dice lunga su dove il paese sta andando.

Cosa cambia per l’Occidente

Still, molti analisti occidentali sottovalutano l’impatto reale di questa doppia spinta — automazione più desertificazione demografica — sugli equilibri globali. Se la Cina riuscisse davvero a mantenere i livelli di export con una forza lavoro ridotta e più robotizzata, il risultato sarebbe una deflazione da import che colpirebbe i mercati europei e americani in modo strutturale.

Non è fantascienza. È già in corso.

Il modello che potrebbe esportarsi

Il vero rischio, però, è che questo modello diventi un template per altri paesi in via di sviluppo. Vietnam, Bangladesh, Indonesia stanno osservando con attenzione. Se l’automazione di massa diventa la risposta standard al declino demografico, il lavoro umano a basso costo — su cui si è retta la globalizzazione degli ultimi trent’anni — potrebbe perdere il suo ruolo centrale nell’economia mondiale molto prima di quanto immaginiamo. Il secolo di Xi Jinping potrebbe ridisegnare le regole del gioco prima che l’Occidente abbia finito di capire come si gioca.

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