PNRR al 76%: l’Italia incassa 154 miliardi di euro a 18 mesi dalla scadenza, ma la qualità della spesa preoccupa Bruxelles
Con un tasso di assorbimento del 76% al 25 maggio 2026, l’Italia conferma la propria posizione di primo beneficiario assoluto del Recovery and Resilience Facility europeo. Dei 204,9 miliardi di euro allocati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) — 122,6 miliardi in prestiti e 82,3 miliardi a fondo perduto — il paese ha effettivamente speso o impegnato circa 154 miliardi al maggio 2026. A diciotto mesi dalla scadenza ufficiale del PNRR (agosto 2026), il bilancio dei progetti completati, in corso e a rischio definisce in larga misura la traiettoria economica del paese per i prossimi anni.
La traiettoria di assorbimento
Il tasso del 76% rappresenta un significativo miglioramento rispetto al 58% registrato a metà 2025 e al 41% di fine 2024. L’accelerazione è il risultato di tre fattori principali: la semplificazione delle procedure amministrative introdotta dal governo Meloni dal 2023, l’invio diretto di fondi alle amministrazioni territoriali (Comuni e Regioni) per circa il 40% del totale, e l’avvio operativo di grandi opere infrastrutturali nei trasporti e nella transizione energetica. La Cabina di regia del PNRR, coordinata dal Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, ha pubblicato gli ultimi dati nel rapporto bimestrale del 15 maggio 2026.
Gli obiettivi raggiunti
Dei 614 traguardi e obiettivi previsti dal PNRR per il periodo 2021-2026, l’Italia ne ha raggiunti 547 — un tasso del 89,1%. Questo dato è rilevante perché determina il pagamento della rateazione europea: ogni rata semestrale di pagamento da Bruxelles è condizionata al raggiungimento dei traguardi e obiettivi della finestra di riferimento. La nona rata (in arrivo a giugno 2026, valore: 11 miliardi di euro) è stata oggetto di valutazione positiva preliminare dei servizi della Commissione, sebbene alcuni traguardi specifici sulla riforma della giustizia restino oggetto di approfondimento.
I settori più performanti
I settori con il migliore tasso di assorbimento sono: digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni (89%), istruzione e ricerca universitaria (84%), salute (82%), trasporti su rotaia (78%). Il programma di digitalizzazione, in particolare, ha completato l’81% degli obiettivi previsti — una percentuale che riflette il successo del piano di transizione al cloud delle amministrazioni centrali e locali, e il completamento del programma Italia 1Gbps con copertura della banda ultralarga in oltre 4.500 comuni. La produzione interna lorda nominale italiana è stimata in crescita di circa 80 miliardi di euro grazie al PNRR (Fondazione Nord-Est).
Settori in difficoltà
Tre settori restano in ritardo: edilizia scolastica (52% di assorbimento), efficientamento energetico degli edifici pubblici (61%), e sistemi di trasporto urbano sostenibile (64%). Il rallentamento di questi capitoli è dovuto principalmente alla complessità amministrativa locale, alla difficoltà di reperire imprese qualificate per progetti specialistici, e in misura minore alla persistenza di contenziosi sui contratti d’appalto. La Cabina di regia ha lanciato un piano di accelerazione mirato per questi settori, che include il rafforzamento delle task force territoriali.
I rischi finali
Bruxelles e Roma stanno lavorando in stretto coordinamento sulla gestione della parte finale del PNRR (giugno-agosto 2026). I rischi principali sono: la spesa di qualità — ovvero che i progetti vengano avviati formalmente ma non realizzati operativamente entro la scadenza, lasciando ‘cantieri aperti” non finanziabili a posteriori; la rendicontazione — l’enorme volume di documentazione da produrre per giustificare le spese richiede uno sforzo amministrativo senza precedenti; e gli obiettivi specifici della riforma della giustizia e del fisco, che la Commissione monitora con particolare attenzione.
Giorgetti: ‘spesa di qualità, non solo di quantità”
Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato in più occasioni che l’obiettivo del governo non è solo ‘spendere il PNRR” ma ‘spendere bene il PNRR”. In un discorso al Senato il 12 maggio 2026, Giorgetti ha dichiarato: ‘L’Italia deve dimostrare che il PNRR è stato uno strumento di trasformazione strutturale, non solo un’iniezione di liquidità.” Il riferimento implicito è alle critiche di alcuni economisti che hanno sollevato dubbi sulla capacità del PNRR di generare effetti duraturi sulla crescita potenziale italiana (oggi stimata all’1,1% annuo dall’OCSE).
L’impatto sul PIL e sui conti pubblici
L’impatto cumulativo del PNRR sul PIL italiano è stimato dal Ministero dell’Economia in circa 2,4 punti percentuali tra il 2021 e il 2026. Per il 2026, il contributo specifico è stimato dello 0,5-0,7%, che rappresenta una parte significativa della crescita prevista (0,7-0,9% secondo le stime di Banca d’Italia). Sul lato dei conti pubblici, il PNRR ha contribuito a contenere il deficit attorno al 3,2% del PIL nel 2025, in netto miglioramento rispetto al picco del 6,4% del 2023.
Prospettive: dopo agosto 2026
La scadenza del PNRR ad agosto 2026 non rappresenta un punto di interruzione netto, ma una transizione verso il quadro pluriennale UE 2028-2034. Il Consiglio Affari Generali tenuto questa settimana ha avviato il dibattito politico su questo nuovo strumento, attualmente stimato in oltre 1.200 miliardi di euro. Per l’Italia, il principio della solidarietà europea — su cui si è basato il Next Generation EU — continua a costituire un riferimento strategico essenziale. Il dibattito politico nei prossimi mesi sulla forma dei nuovi strumenti finanziari europei (eurobond strutturali, fondi a fondo perduto vs. prestiti, condizionalità rafforzata) sarà uno degli elementi più importanti dell’agenda europea italiana.
