Voto UE sull’acciaio: dazio al 50% e taglio delle quote del 47% verso il voto plenario
Il Parlamento europeo si appresta ad affrontare la sessione plenaria del 18-21 maggio con all’ordine del giorno una delle decisioni commerciali più rilevanti della legislatura: l’approvazione formale di un nuovo regime di salvaguardia per l’acciaio, destinato a sostituire le misure del 2018 in scadenza il 30 giugno 2026. Il pacchetto, concordato in trilogo il 14 aprile tra Consiglio, Parlamento e Commissione, fissa il dazio fuori quota al 50% — il doppio dell’attuale 25% — e riduce le importazioni in esenzione tariffaria a 18,3 milioni di tonnellate all’anno, con un taglio del 47% rispetto alle quote del 2024.
Le ragioni strategiche
Per Bruxelles, il nuovo regime ha una duplice valenza: difensiva e strategica. La Commissione europea stima che la sovraccapacità produttiva globale dell’acciaio crescerà dagli attuali 602 milioni di tonnellate — cinque volte la domanda annua europea — a 721 milioni di tonnellate entro il 2027. Con paesi terzi, dagli Stati Uniti alla Türkiye, che introducono o mantengono misure protezionistiche, l’UE è diventata la destinazione residuale per le produzioni dirottate.
Il requisito «Melt and Pour»
L’elemento più innovativo del nuovo quadro normativo è il requisito di tracciabilità «Melt and Pour». Gli importatori dovranno indicare il paese in cui l’acciaio è stato originariamente prodotto allo stato liquido all’interno di un forno siderurgico, indipendentemente dalle lavorazioni successive. Il meccanismo è espressamente concepito per prevenire l’elusione dei nuovi dazi attraverso la lavorazione in paesi terzi — una pratica che si è intensificata dal 2018.
«Eliminare gradualmente l’acciaio russo»
Il relatore principale Karin Karlsbro (Renew, Svezia) ha riassunto la posta in gioco politica all’indomani del trilogo: «Contrastare gli effetti commerciali negativi della sovraccapacità globale sul mercato siderurgico dell’UE è essenziale. Con questo accordo, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione hanno potuto dichiarare congiuntamente l’importanza di eliminare rapidamente tutte le importazioni di prodotti siderurgici russi.» La dichiarazione congiunta allegata al regolamento impegna le istituzioni a un’eliminazione graduale delle importazioni di acciaio russo, parallelamente alla diversificazione delle forniture.
Sostegno dell’industria, preoccupazioni a valle
La Federazione tedesca dell’industria siderurgica (WV Stahl) e le associazioni di settore italiane hanno accolto favorevolmente l’accordo. La nuova struttura, secondo fonti industriali, ripristina le condizioni per gli investimenti nella decarbonizzazione — in particolare nelle filiere di riduzione diretta a base di idrogeno — che erano stati bloccati dalla pressione delle importazioni. Gli utilizzatori a valle, per contro, avvertono di maggiori costi per i fattori produttivi in settori che spaziano dall’automotive agli elettrodomestici.
Compatibilità con le norme WTO
La base giuridica solleva questioni tutt’altro che trascurabili. La Commissione ha invocato l’articolo XXVIII dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT) per giustificare i dazi più elevati, che consente modifiche a condizione che sia mantenuto l’equilibrio delle concessioni reciprocamente vantaggiose. Le richieste di compensazione da parte dei principali paesi esportatori — Türkiye, Corea del Sud, India — sono ampiamente attese, e gli esperti di diritto commerciale prevedono lunghi negoziati in sede WTO nel corso del 2026 e del 2027. La Commissione condurrà due verifiche mirate, a 6 e 12 mesi dall’entrata in vigore, per valutare se ulteriori categorie di prodotti — tra cui tubi, condotte e determinati tipi di fili metallici — debbano essere incluse nel campo di applicazione.
Le ricadute per le imprese europee
L’effetto combinato sugli utilizzatori europei di acciaio è significativo. Il raddoppio del dazio fuori quota aumenta sensibilmente il costo effettivo delle importazioni marginali. Con la guerra in Iran che mantiene i prezzi dell’energia su livelli elevati e la BCE orientata verso possibili rialzi dei tassi a giugno e settembre, i produttori europei si trovano ad affrontare nel 2026 un contesto in cui sia l’energia sia i principali semilavorati diventano più costosi. L’entrata in vigore prevista per il 1° luglio concede all’industria sei settimane per adeguare contratti e posizioni di magazzino.
