Iran e la guerra con Israele: i proclami di vittoria erano prematuri

Teheran aveva esultato troppo in fretta. Dopo settimane di tensione altissima e attacchi incrociati tra Iran e Israele, i proclami di vittoria diffusi dai media di Stato iraniani e da alcune fazioni vicine alla Guida Suprema Ali Khamenei sembrano oggi molto meno solidi di quanto apparissero pochi giorni fa. La realtà sul campo racconta una storia diversa.

Il bilancio reale degli attacchi

L’Iran aveva lanciato oltre 180 missili balistici contro Israele nella notte tra il 1° e il 2 ottobre, accompagnando l’offensiva con dichiarazioni trionfalistiche. Ma i dati emersi nelle ore successive hanno ridimensionato sensibilmente l’efficacia dell’operazione. Secondo fonti militari israeliane, la gran parte dei missili è stata intercettata dai sistemi di difesa Arrow 3 e dai supporti americani. I danni materiali sul territorio israeliano sono risultati limitati, quasi irrisori rispetto all’entità dell’attacco. Nessuna vittima civile confermata.

E la risposta di Israele non si è fatta attendere.

La rappresaglia israeliana che cambia i calcoli

Nella notte del 26 ottobre, l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi militari in territorio iraniano, incluse basi missilistiche nei pressi di Teheran e impianti nella provincia di Khuzestan. Un attacco calibrato, certo, ma simbolicamente devastante. Israele ha dimostrato di poter colpire il cuore del Paese avversario quasi indisturbata, eludendo i sistemi di difesa antiaerea iraniani — gli stessi che Teheran aveva presentato come impenetrabili.

Un funzionario europeo coinvolto nei canali diplomatici della regione ha commentato a margine di un incontro a Bruxelles: «Quello che abbiamo visto nelle ultime settimane è che nessuno dei due attori può rivendicare una vera vittoria strategica. Ma l’Iran ha pagato un prezzo reputazionale molto alto».

La propaganda che s’incrina

Dentro l’Iran, la narrazione ufficiale è già sotto pressione. Alcuni canali Telegram vicini ai Pasdaran hanno iniziato a correggere il tiro, parlando di «successo parziale» invece che di «vittoria storica». Le immagini dei crateri lasciati dai missili israeliani nelle zone militari iraniane circolano liberamente sui social network, nonostante i tentativi di censura. Still, il governo di Teheran non ha ancora ammesso pubblicamente l’entità dei danni subiti.

La credibilità del deterrente iraniano — costruita su anni di investimenti in missili a lungo raggio — ha incassato un colpo durissimo. Non tanto per quello che è successo, ma per quello che non è riuscito a impedire.

Cosa succederà adesso

La domanda che si pongono analisti e governi occidentali è una sola: fino a dove spingersi? Israele ha scelto per ora la moderazione tattica, evitando di colpire infrastrutture petrolifere o nucleari. Ma quella porta non è chiusa. L’Iran, dal canto suo, deve decidere se rispondere ancora — con il rischio di un’escalation incontrollabile — o incassare in silenzio e ridefinire la propria strategia regionale. Le prossime settimane saranno decisive.

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