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Infantino e Trump: l’alleanza che sta cambiando il calcio mondiale

È una storia di potere, opportunismo e calcio. La relazione tra Gianni Infantino, presidente della FIFA, e Donald Trump ha raggiunto un nuovo livello di imbarazzo istituzionale con la proposta di un fantomatico “Nobel per la pace” calcistico, un’idea nata nei corridoi della federazione internazionale che ha lasciato a bocca aperta dirigenti, allenatori e tifosi in tutto il mondo.

Come è iniziato tutto

Tutto risale all’endorsement pubblico che Infantino fece a Trump nel gennaio 2025, poche settimane prima dell’insediamento alla Casa Bianca. Un gesto senza precedenti per un dirigente sportivo internazionale, che per statuto dovrebbe mantenersi al di sopra delle dispute politiche nazionali. Ma Infantino non si è mai preoccupato troppo di queste convenzioni. E quella mossa, all’epoca liquidata da molti come una semplice stretta di mano diplomatica in vista del Mondiale 2026, si è rivelata il primo mattone di qualcosa di molto più grande.

Il Mondiale 2026 e gli interessi in gioco

Al centro di tutto c’è il Mondiale 2026, che si disputerà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Un torneo da 48 squadre, il più grande della storia, con un giro d’affari stimato attorno ai 11 miliardi di dollari. Trump vuole usarlo come vetrina geopolitica. Infantino, dal canto suo, ha bisogno della benedizione americana per consolidare il suo progetto di espansione globale della FIFA. So the deal, come direbbero a Washington, era quasi inevitabile.

Un alto dirigente UEFA, che ha preferito restare anonimo, ha dichiarato: «Quello che sta accadendo è una commistione pericolosa tra interessi politici e governo dello sport. La FIFA non è una proprietà privata di nessuno.»

Il “Nobel per la pace” che ha fatto ridere (e preoccupare) il mondo

Ma è la questione del cosiddetto “Nobel per la pace” della FIFA ad aver scatenato le reazioni più dure. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate negli ultimi giorni, la federazione starebbe valutando la creazione di un premio internazionale — intestato alla FIFA stessa — da consegnare a personalità che «promuovono la pace attraverso il calcio». Il primo candidato ideale, secondo alcune fonti interne, sarebbe proprio Trump. Inutile dire che la proposta ha provocato reazioni indignate da Oslo alla Città del Messico.

Still, Infantino tira dritto. Lo ha fatto con la Supercoppa in Arabia Saudita, con i diritti televisivi venduti a peso d’oro, con il Mondiale per club gonfiato a 32 squadre. Won’t smettere adesso.

Cosa succederà adesso

I prossimi mesi saranno decisivi. Il Congresso FIFA è previsto per giugno 2025, e diversi membri europei stanno valutando una mozione formale per chiedere chiarimenti sul rapporto con l’amministrazione americana. Non è ancora chiaro se ci sia la massa critica necessaria per sfidare Infantino, che controlla saldamente 211 federazioni affiliate. Ma qualcosa si sta muovendo. E il calcio, che spesso ha fatto finta di non accorgersi della politica, stavolta non potrà guardare dall’altra parte.

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