Italiani morti in Perù: le famiglie Angelucci e Gianturco sul Cessna
Tre giovani italiani e i loro familiari non torneranno a casa. L’incidente aereo in Perù ha strappato alla vita sei persone legate a due famiglie della Brianza: gli Angelucci di Seregno e i Gianturco di Monza. Sul piccolo Cessna che si è schiantato nella giungla amazzonica viaggiavano ragazzi di 18 e 24 anni, partiti per quello che doveva essere il viaggio di una vita.
Chi erano le vittime a bordo del Cessna
I passeggeri italiani erano sei in tutto. Tra loro, tre giovani: due di 24 anni e uno di 18. Nomi, volti, progetti. La famiglia Angelucci era composta da padre, madre e figlio. I Gianturco, anch’essi in tre, stavano completando un tour nell’area di Iquitos, una delle zone più remote del Perù, raggiungibile quasi esclusivamente via aerea o fluviale. Il volo era di quelli brevi, di trasferimento tra piccoli aeroporti locali. Eppure è stato fatale.
Il velivolo, un Cessna 208 Caravan operato da una compagnia locale, è caduto pochi minuti dopo il decollo. Le cause sono ancora sotto indagine da parte delle autorità peruviane.
Il dolore di Seregno e Monza
La notizia ha colpito duramente le due città lombarde. A Seregno, dove la famiglia Angelucci era conosciuta e stimata, il sindaco ha espresso cordoglio a nome dell’intera comunità. «Siamo vicini ai parenti in questo momento di dolore immensa», ha dichiarato un rappresentante del Comune. E la stessa ondata di sgomento ha investito Monza, dove i Gianturco lasciavano amici, colleghi, una rete affettiva costruita negli anni.
Tre ragazzi. È questo il dato che più pesa. Diciotto anni, ventiquattro anni. Età in cui si pianifica il futuro, non si saluta il mondo.
Il viaggio in Amazzonia e le circostanze del disastro
Le sei vittime italiane si trovavano in Perù per una vacanza avventurosa, probabilmente organizzata attraverso un operatore turistico specializzato in tour nella foresta amazzonica. L’area attorno a Iquitos è meta frequentata da viaggiatori europei in cerca di natura selvaggia e turismo esperienziale. Ma quella regione pone anche rischi reali: piste corte, meteo instabile, aeromobili piccoli che coprono rotte impervie.
Il Cessna trasportava in tutto nove persone, tra passeggeri italiani e membri dell’equipaggio locale. I soccorsi sono arrivati con difficoltà, data la fittezza della vegetazione. Le operazioni di recupero delle salme sono state coordinate dalle autorità peruviane con il supporto dell’ambasciata italiana a Lima.
L’Italia segue la vicenda con apprensione
La Farnesina ha attivato le procedure standard per il rimpatrio delle salme e il supporto consolare alle famiglie. Non è ancora chiaro quando i corpi potranno tornare in Italia. I tempi burocratici in questi casi si allungano, e i familiari in attesa vivono un’agonia che si somma al lutto.
Seregno e Monza aspettano i loro figli. E intanto cercano le parole giuste per ricordarli, quelle parole che non arrivano mai davvero quando una perdita è così improvvisa, così assurda, così ingiusta.
