Euro in calo a 1,1367 dollari: la moneta unica perde terreno

L’euro scivola ancora. La moneta unica europea ha aperto la sessione in territorio negativo, scivolando fino a quota 1,1367 dollari, segnando una flessione che tiene con il fiato sospeso operatori e analisti dei mercati valutari. Non è solo il biglietto verde a mettere sotto pressione la valuta europea: l’euro cede terreno anche sullo yen giapponese, con il cambio che si attesta a 183,67.

Il quadro sui mercati valutari

Le contrattazioni mattutine hanno confermato un sentiment piuttosto cauto. Il dollaro continua a beneficiare di una domanda sostenuta, alimentata in parte dalle aspettative degli investitori sulle prossime mosse della Federal Reserve. And il contesto geopolitico non aiuta: le incertezze globali spingono i capitali verso asset considerati più sicuri, penalizzando la valuta del Vecchio Continente.

Lo yen, dal canto suo, mostra una tenuta relativa. Il cambio euro/yen a 183,67 racconta di una moneta giapponese che, nonostante le politiche ultra-accomodanti della Banca del Giappone, riesce comunque ad assorbire una parte delle pressioni ribassiste sull’euro.

Le cause del movimento

Dietro la debolezza dell’euro ci sono diversi fattori intrecciati. I dati macroeconomici dell’eurozona, pubblicati nelle ultime settimane, hanno deluso le attese: la crescita stenta, l’inflazione rimane un nodo complicato da sciogliere e la Banca Centrale Europea si trova in una posizione non facile. Tagliare i tassi troppo in fretta rischia di riaprire la porta all’inflazione. Aspettare troppo rischia di soffocare un’economia già in affanno.

«I mercati valutari stanno prezzando uno scenario di divergenza tra Fed e BCE», ha dichiarato un analista di una primaria istituzione finanziaria europea. «E questa divergenza, almeno nel breve periodo, continua a favorire il dollaro.»

Un segnale da non sottovalutare

La discesa sotto certi livelli tecnici non è un dettaglio trascurabile. Per molti trader, quota 1,1367 rappresenta un’area di attenzione: un eventuale cedimento ulteriore potrebbe aprire la strada verso 1,13 e oltre.

Still, non tutti leggono la situazione in chiave esclusivamente negativa. C’è chi ricorda che un euro più debole può dare un po’ di fiato alle esportazioni europee, rendendo i prodotti del Vecchio Continente più competitivi sui mercati internazionali. Un’arma a doppio taglio, insomma.

Le prossime settimane saranno decisive

Gli occhi degli operatori sono già puntati sui prossimi appuntamenti. La riunione della BCE prevista nelle prossime settimane sarà cruciale per capire l’orientamento della politica monetaria. Ma anche i dati sull’occupazione americana, attesi a breve, potrebbero muovere in modo significativo il cambio euro/dollaro.

So la volatilità, almeno per ora, sembra destinata a restare. E il destino dell’euro, in questa fase, dipenderà in larga misura dalla capacità delle istituzioni europee di mandare segnali chiari e credibili ai mercati.

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