Bandiere dell'Unione europea

«Il PIL dell’eurozona è cresciuto appena nello Q1 2026 mentre la crisi energetica pesa sulla fiducia dei consumatori»

L’economia dell’eurozona è cresciuta di un quasi impercettibile 0,1 percento nel primo trimestre del 2026, stando ai dati preliminari, poiché le ricadute della crisi energetica in Medio Oriente hanno pesato sui consumi delle famiglie e sugli investimenti delle imprese nell’intera area della moneta unica.

La stima flash, pubblicata da Eurostat, ha confermato le attese degli economisti, secondo cui la crescita avrebbe perso slancio dopo una fine del 2025 relativamente solida. Nel complesso del blocco, la domanda interna è stata il principale motore della modesta espansione, sostenuta da un mercato del lavoro ancora teso, mentre le esportazioni nette hanno fornito un contributo negativo in un contesto di deterioramento delle condizioni commerciali globali.

Il Conference Board, che in precedenza aveva previsto una crescita dell’eurozona dell’1,3 percento per l’intero anno, ha rivisto al ribasso la propria stima all’1,0 percento, citando la durata dello shock energetico e l’indebolimento degli indicatori prospettici. L’indicatore delle aspettative occupazionali della Commissione europea è sceso al livello più basso degli ultimi diciotto mesi, lasciando presagire un raffreddamento delle intenzioni di assunzione in alcuni settori.

Germania e Italia, entrambe fortemente esposte al settore manifatturiero e ai combustibili fossili di importazione, hanno registrato una crescita particolarmente debole, con gli indici della produzione industriale in contrazione nei comparti ad alta intensità energetica, come la chimica, i metalli di base e la carta. La Francia ha ottenuto una performance leggermente migliore, sostenuta dall’attività dei servizi, mentre la Spagna ha continuato a sovraperformare grazie al turismo e alla minore intensità energetica del proprio modello di crescita.

Gli indicatori di fiducia dei consumatori si sono deteriorati in tutto il blocco dall’inizio del conflitto. Il reddito disponibile reale è stato eroso dall’aumento delle bollette energetiche e dei prezzi alimentari, con le famiglie a basso reddito colpite in misura sproporzionata. I governi nazionali hanno risposto con un mix di sussidi ai carburanti, trasferimenti mirati e tetti ai prezzi, ma il margine di bilancio per interventi prolungati è limitato negli Stati membri ancora soggetti alle regole fiscali riformate del blocco.

Il mercato del lavoro ha finora rappresentato una fonte di relativa solidità. Il tasso di disoccupazione è salito leggermente al 6,2 percento a febbraio dal 6,1 percento di gennaio, un aumento modesto che segnala tuttavia l’avvio di un possibile indebolimento. I tassi di posti vacanti sono in graduale calo rispetto al picco post-pandemia, a indicare che lo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro si sta riducendo.

In prospettiva, la traiettoria dell’economia dell’eurozona dipende in larga misura dalla risoluzione del conflitto mediorientale e dall’andamento dei prezzi energetici. Uno scenario in cui il conflitto si attenui entro la fine dell’estate e i prezzi dell’energia tornino a scendere consentirebbe una modesta ripresa nella seconda metà dell’anno. Un’interruzione prolungata rischierebbe invece di spingere il blocco in una recessione tecnica, uno sviluppo che metterebbe alla prova le risposte politiche sia di Bruxelles sia della Banca centrale europea.

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