Ondate di calore e lavoro: arriva la cassa integrazione per il caldo
Le ondate di calore stanno riscrivendo le regole del lavoro in Italia. Con temperature che hanno toccato i 42 gradi in alcune regioni del Sud nelle ultime settimane, il governo ha aperto la strada a una misura straordinaria: la cassa integrazione guadagni per i lavoratori costretti a fermarsi a causa del caldo estremo.
Come funziona lo stop al lavoro per caldo
La norma, già prevista dall’ordinamento ma raramente applicata su larga scala, consente alle aziende di sospendere l’attività quando le condizioni climatiche rendono pericoloso lavorare all’aperto. Parliamo soprattutto di edilizia, agricoltura e logistica — settori dove migliaia di operai trascorrono ore sotto il sole diretto. Il meccanismo scatta quando la temperatura percepita supera determinate soglie, generalmente fissate tra i 35 e i 38 gradi centigradi.
But non è tutto così semplice. Le imprese devono presentare domanda all’INPS entro tempi precisi, documentare le condizioni meteorologiche con dati ufficiali e dimostrare il nesso causale tra il caldo e l’impossibilità di svolgere le mansioni. Un iter burocratico che molte piccole aziende faticano a gestire.
I numeri del fenomeno
Solo nel luglio scorso, le richieste di cassa integrazione legate alle condizioni climatiche avverse sono aumentate del 34% rispetto allo stesso periodo del 2023, secondo i dati preliminari dell’INPS. In Sicilia e Calabria la situazione è particolarmente critica: circa 12.000 lavoratori dell’edilizia hanno già beneficiato della misura quest’estate.
E i sindacati spingono per allargare la platea. La CGIL ha chiesto di estendere le tutele anche ai rider, ai lavoratori delle consegne e a chi opera nei magazzini non climatizzati. Yet al momento queste categorie restano escluse.
La posizione del governo e delle parti sociali
«Stiamo lavorando a una revisione organica delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro all’aperto», ha dichiarato un funzionario del Ministero del Lavoro, sottolineando che i cambiamenti climatici impongono un adeguamento strutturale del quadro normativo, non solo interventi emergenziali.
Le associazioni datoriali, però, frenano. Confindustria e Confartigianato temono che un’applicazione troppo larga della misura possa bloccare cantieri e filiere produttive nei momenti di picco stagionale. That’s un nodo politico che il governo dovrà sciogliere entro l’autunno, quando è prevista la presentazione di un pacchetto normativo dedicato.
Cosa cambia per i lavoratori
Per chi rientra nelle categorie tutelate, la cassa integrazione copre fino all’80% della retribuzione persa, con un tetto massimo mensile fissato intorno ai 1.321 euro lordi. Still, molti lavoratori stagionali non maturano i requisiti minimi di contribuzione richiesti.
Il clima che cambia sta diventando una questione di diritti del lavoro. E l’Italia, tra i paesi europei più esposti alle ondate di calore secondo i rapporti di Copernicus, non può più permettersi di trattare il problema come un’eccezione. I prossimi mesi diranno se la politica sarà in grado di stare al passo con un’estate che non finisce mai.
