Strasburgo condanna l’Italia per commenti sessisti di una pm in un caso di stupro

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti fondamentali di una donna vittima di stupro. Al centro della sentenza, le dichiarazioni di una pubblico ministero che, durante il processo, aveva definito «normale» che un uomo debba «superare la resistenza» della donna durante un rapporto sessuale. Una frase che ha fatto il giro d’Europa e che ora costa cara allo Stato italiano.

La sentenza e cosa dice

La Corte di Strasburgo ha stabilito che l’Italia ha violato l’articolo 3 e l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutelano rispettivamente il divieto di trattamenti degradanti e il diritto alla vita privata. La condanna è arrivata il 27 maggio 2025, con una maggioranza di sei voti contro uno. Il risarcimento riconosciuto alla ricorrente ammonta a 12.000 euro per danni morali, più le spese legali.

Il caso risale a una vicenda giudiziaria italiana in cui la pm titolare dell’indagine aveva usato espressioni che, secondo i giudici europei, riflettono stereotipi di genere profondamente radicati. Stereotipi che, di fatto, avevano contribuito a sminuire la credibilità della vittima durante il procedimento.

Le parole che hanno scatenato il caso

«È normale che l’uomo debba vincere la resistenza della donna» — questa, in sostanza, la tesi sostenuta dalla pm. And non si trattava di una battuta isolata o decontestualizzata. Quelle parole erano state messe nero su bianco negli atti processuali, come parte dell’argomentazione giuridica.

Secondo la Corte, simili affermazioni non sono accettabili in nessun contesto istituzionale. Riflettono, scrivono i giudici nella sentenza, una cultura giuridica che ancora fatica a liberarsi di pregiudizi millenari sul consenso sessuale e sul ruolo della donna.

La reazione in Italia

La condanna ha suscitato reazioni immediate nel mondo del diritto e della politica. «Questa sentenza è uno schiaffo alla cultura giuridica italiana, ma anche un’occasione per cambiare davvero», ha dichiarato una rappresentante di una delle principali associazioni di avvocate italiane. Yet c’è chi, tra i banchi della magistratura, preferisce il silenzio.

Non è la prima volta che l’Italia finisce nel mirino di Strasburgo per la gestione dei processi per violenza sessuale. Negli ultimi dieci anni, il Paese ha ricevuto almeno quattro condanne legate a stereotipi di genere nei procedimenti giudiziari.

Cosa succede adesso

Lo Stato italiano dovrà ora versare il risarcimento e presentare al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa un piano d’azione per prevenire future violazioni simili. Still, la vera sfida è culturale, non burocratica.

La sentenza potrebbe spingere il Parlamento a rafforzare la formazione obbligatoria sulla violenza di genere per magistrati e forze dell’ordine — una misura da anni invocata dai movimenti femministi italiani. But le leggi, senza un cambio di mentalità, rischiano di restare lettera morta.

Articoli simili