Racisme discrimination protestation

Chat sessista degli autisti ATM a Milano: foto rubate di donne e insulti

Una chat di gruppo chiamata “Ticinese Staff”, usata da alcuni autisti di ATM Milano per condividere foto rubate di passeggere accompagnate da commenti volgari e sessisti. È quanto emerge da uno scandalo che sta scuotendo l’azienda di trasporto pubblico milanese, dopo che una passeggera ha scoperto per caso l’esistenza del gruppo e ne ha denunciato i contenuti.

La scoperta e i contenuti della chat

Tutto è partito da una donna che, in circostanze ancora da chiarire, è riuscita ad accedere o a venire a conoscenza dei messaggi scambiati nel gruppo. Dentro c’erano decine di fotografie scattate di nascosto a donne sui mezzi pubblici — sui tram, sugli autobus, nelle fermate — corredate da commenti espliciti, insulti e battute oscene. Un archivio di immagini rubate, costruito nel tempo dagli stessi dipendenti che avrebbero dovuto garantire un servizio sicuro e rispettoso a tutti i passeggeri. La passeggera ha immediatamente segnalato tutto, permettendo alle autorità di avviare le verifiche del caso.

La reazione durissima di ATM

ATM non ha usato mezzi termini. L’azienda ha dichiarato pubblicamente che adotterà le misure disciplinari più severe previste dal contratto di lavoro nei confronti dei dipendenti coinvolti. E ha annunciato che sporgerà denuncia penale.

«Saremo durissimi e faremo denuncia», ha dichiarato un portavoce dell’azienda, precisando che comportamenti di questo tipo sono «assolutamente incompatibili con i valori e le regole di ATM».

Non è ancora noto con precisione quanti dipendenti facciano parte della chat. Le indagini interne sono in corso e, secondo quanto trapelato, il numero degli iscritti al gruppo sarebbe di almeno una ventina di persone.

Un problema che va oltre la singola azienda

Lo scandalo riapre un dibattito già noto ma mai risolto: quello delle molestie digitali nei luoghi di lavoro, e in particolare nei contesti in cui i dipendenti hanno accesso diretto e continuativo al pubblico. Fotografare qualcuno di nascosto in un luogo pubblico non è solo una violazione della privacy — in Italia può configurare il reato di interferenze illecite nella vita privata, punibile con la reclusione fino a quattro anni in caso di diffusione delle immagini.

E ancora più grave, in questo caso, è il fatto che le foto siano state condivise all’interno di un gruppo con finalità esplicitamente denigratorie.

Cosa succede adesso

Le prossime settimane saranno decisive. ATM dovrà dimostrare che le parole seguono i fatti: i licenziamenti, se confermati, rappresenterebbero un segnale forte. Ma la denuncia penale è forse lo strumento più importante, perché sposta la questione dal piano disciplinare a quello giudiziario, dove le conseguenze possono essere ben più pesanti.

La passeggera che ha denunciato tutto ha fatto qualcosa di semplice ma coraggioso. Spesso queste chat restano nell’ombra per anni. Stavolta no.

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