Sanzioni Usa all’Iran: nel mirino la banca centrale e nuove entità

Washington stringe il cerchio attorno a Teheran. Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran, colpendo questa volta individui, entità commerciali e imbarcazioni legate al regime degli ayatollah. Nel mirino, per la prima volta con questa intensità, anche la banca centrale iraniana.

Chi è stato colpito dalle nuove misure

L’elenco dei soggetti sanzionati è lungo e dettagliato. Secondo quanto comunicato dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC), le misure riguardano almeno 16 individui e 12 entità operative in più paesi, tra cui reti di intermediari con sede negli Emirati Arabi Uniti, in Turchia e in Asia orientale. Sette imbarcazioni sono state inserite nella lista nera perché sospettate di trasportare petrolio iraniano in violazione delle restrizioni internazionali.

La banca centrale di Teheran è accusata di facilitare operazioni finanziarie per aggirare le sanzioni già esistenti, fungendo da snodo per trasferimenti di denaro destinati, secondo Washington, a finanziare programmi militari e gruppi armati nella regione.

La dichiarazione del Tesoro americano

«Queste azioni dimostrano la nostra determinazione a tagliare i flussi di denaro che alimentano le ambizioni destabilizzanti dell’Iran», ha dichiarato un alto funzionario del Tesoro. «Non esiste transazione abbastanza oscura da sfuggire alla nostra attenzione.»

Una presa di posizione netta. E che arriva in un momento di tensione già altissima tra le due capitali.

Il contesto: perché ora

Le nuove sanzioni non cadono nel vuoto. Negli ultimi mesi, i negoziati sul programma nucleare iraniano sono rimasti sostanzialmente bloccati, con Teheran che ha continuato ad arricchire uranio ben oltre i limiti concordati nell’accordo del 2015. Nel frattempo, i prezzi del petrolio restano volatili e le esportazioni iraniane — nonostante le restrizioni — hanno toccato quota 1,4 milioni di barili al giorno nella prima metà del 2024, stando ai dati delle agenzie di analisi energetica.

Washington ha deciso che bastava. Le reti commerciali identificate nelle ultime settimane avrebbero permesso a Teheran di incassare miliardi di dollari nonostante le misure già in vigore. Un sistema capillare, costruito su società fantasma e triangolazioni finanziarie difficili da tracciare.

Cosa succede adesso

Gli effetti pratici potrebbero farsi sentire presto sui mercati. Le banche europee e asiatiche che intrattengono rapporti anche indiretti con le entità colpite rischiano di trovarsi esposte a sanzioni secondarie — una leva che gli Stati Uniti hanno già usato in passato con risultati significativi.

L’Iran, dal canto suo, ha già fatto sapere attraverso i canali ufficiali di considerare le nuove misure «illegittime e destinate al fallimento». Ma la pressione economica su Teheran è destinata ad aumentare, e le prossime settimane diranno se questa stretta produrrà qualche apertura sul fronte diplomatico o spingerà ulteriormente verso l’escalation.

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