Iran ammette errore negli attacchi alle navi nello stretto di Hormuz

Teheran ha riconosciuto privatamente che colpire le navi commerciali nello stretto di Hormuz è stato un errore. È quanto riferiscono fonti governative statunitensi, secondo cui l’Iran starebbe cercando un canale diplomatico per uscire da una crisi che rischia di aggravarsi ulteriormente nelle prossime settimane.

La versione iraniana: colpa degli «estremisti»

Secondo le stesse fonti, i funzionari iraniani avrebbero scaricato la responsabilità degli attacchi su quello che hanno definito «elementi estremisti fuori controllo», una formula vaga che Washington ha accolto con scetticismo. Non è la prima volta che Teheran usa questa tecnica — attribuire azioni destabilizzanti a fazioni interne non meglio identificate per prendere le distanze senza ammettere responsabilità diretta. Ma questa volta il contesto è diverso. Tre imbarcazioni colpite in meno di due settimane, danni stimati in oltre 40 milioni di dollari, e una tensione nei mercati energetici che ha già spinto il prezzo del greggio sopra i 91 dollari al barile.

Washington valuta la mossa, ma resta guardinga

Un funzionario dell’amministrazione americana, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha dichiarato: «Prendiamo nota della disponibilità iraniana a discutere, ma le parole devono essere accompagnate da fatti concreti e verificabili.» E quella parola — verificabili — pesa come un macigno nei corridoi del Dipartimento di Stato.

Gli Stati Uniti hanno già dispiegato nella regione la portaerei USS Gerald R. Ford con il suo gruppo da battaglia, una mossa che non è passata inosservata a Teheran. Parallelamente, il Pentagono monitora i movimenti delle forze dei Pasdaran nel Golfo Persico, dove nelle ultime settimane si sono registrate almeno sei intercettazioni di navi da parte di motovedette iraniane.

Il nodo diplomatico

La questione centrale è se l’Iran voglia davvero trattare o stia solo cercando di guadagnare tempo. Alcuni analisti ritengono che Teheran sia in una posizione più debole di quanto voglia far apparire: l’economia iraniana ha perso circa il 15% del suo valore negli ultimi dodici mesi, e le sanzioni continuano a mordere.

Ancora nessun canale ufficiale è stato aperto.

Nel frattempo, Londra e Parigi hanno convocato i rispettivi ambasciatori iraniani per chiedere spiegazioni. L’Unione Europea sta valutando misure aggiuntive, anche se i tempi di una risposta coordinata restano incerti. So la situazione rimane fluida, con molte capitali europee che preferiscono attendere le prossime mosse di Washington prima di esporsi.

Cosa succede adesso

Il vero banco di prova arriverà nelle prossime 72 ore, quando è attesa una risposta formale iraniana attraverso i canali diplomatici svizzeri — che da anni fungono da intermediari tra Teheran e Washington. Se quella risposta arriverà, e soprattutto se conterrà impegni concreti, potrebbe aprirsi uno spiraglio. Se non arriverà, le opzioni sul tavolo americano diventano molto meno confortanti.

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