Reintegro medici no vax: il Quirinale apre un’istruttoria

Il Quirinale ha deciso di accendere un faro sul reintegro dei medici no vax, aprendo una vera e propria istruttoria sulla questione che da mesi agita il mondo della sanità italiana. Una mossa inaspettata, quella della presidenza della Repubblica, che arriva mentre il dibattito politico sul tema è tutt’altro che sopito.

Cosa sta succedendo al Quirinale

Secondo fonti qualificate, gli uffici del Colle avrebbero avviato una serie di verifiche informali per capire se il provvedimento di reintegro — che ha riportato in servizio circa 4.200 professionisti sanitari precedentemente sospesi per non essersi vaccinati contro il Covid-19 — presenti profili di compatibilità con le normative vigenti in materia di tutela della salute pubblica. Non si tratta di un’impugnativa formale, almeno per ora. Ma il segnale è chiaro.

E il tempismo non è casuale. La questione è tornata d’attualità dopo che alcuni ordini provinciali dei medici hanno sollevato dubbi sull’automatismo con cui certi colleghi sono stati riammessi, senza che fossero previste verifiche aggiornate sullo stato vaccinale o sull’idoneità professionale.

Il nodo politico e giuridico

La norma che ha consentito il reintegro è contenuta nel decreto approvato nell’estate del 2023, con effetto retroattivo al primo novembre dello stesso anno. Un provvedimento voluto dalla maggioranza di governo e approvato con voti piuttosto risicati al Senato — 98 favorevoli, 72 contrari. But le opposizioni non avevano mancato di contestarne i presupposti, parlando apertamente di un «condono sanitario» privo di basi scientifiche solide.

«Ci sono aspetti che meritano un’analisi attenta, sia sotto il profilo costituzionale che sotto quello della responsabilità nei confronti dei pazienti», ha dichiarato una fonte istituzionale vicina alla vicenda, chiedendo l’anonimato.

Yet il governo ha sempre difeso la misura come atto di riconciliazione e di pragmatismo, sottolineando la carenza cronica di personale medico che affligge il Servizio sanitario nazionale — oltre 10.000 posti scoperti nei pronto soccorso italiani secondo i dati del Ministero della Salute.

Le reazioni del mondo sanitario

Still la frattura nel settore è profonda. Molti primari e direttori sanitari hanno manifestato perplessità sull’opportunità di reintegrare colleghi che avevano rifiutato una misura obbligatoria per legge. Altri, invece, accolgono il ritorno con sollievo, vista la pressione quotidiana sulle corsie.

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi, la Fnomceo, ha chiesto che vengano quantomeno definiti protocolli chiari per la gestione dei casi più delicati — in particolare i reparti oncologici e quelli in cui sono ricoverati pazienti immunodepressi.

Cosa succederà adesso

Nelle prossime settimane si capirà se il Quirinale intenderà procedere con un esame formale o se la questione resterà sul piano del monitoraggio. So tutto dipenderà anche dall’evoluzione del dibattito parlamentare, dove alcune forze di minoranza stanno valutando la presentazione di una mozione ad hoc. Il dossier, insomma, è aperto. E non si chiuderà presto.

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