Furto opere Antonello da Messina, Sgarbi: «Rubarle è senza senso»
Il furto di opere di Antonello da Messina torna al centro del dibattito culturale italiano, e questa volta è Vittorio Sgarbi a prendere parola con la consueta durezza. Il critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura non usa mezzi termini: sottrarre capolavori del maestro siciliano del Quattrocento è un atto non solo criminale, ma profondamente irrazionale.
«Non puoi venderle, non puoi esporle»
Sgarbi ha rilasciato dichiarazioni al Corriere della Sera che lasciano poco spazio all’interpretazione. «Rubarle è senza senso», ha detto. «Il loro valore è inestimabile, ma proprio per questo sono impossibili da monetizzare sul mercato legale». È un paradosso che i criminologi dell’arte conoscono bene: più un’opera è famosa e preziosa, meno è vendibile dopo un furto. Nessun collezionista serio si avvicinerebbe a un Antonello da Messina rubato. Il rischio è troppo alto, la tracciabilità internazionale troppo capillare.
And yet i furti continuano. Questo dice qualcosa di inquietante sulla natura di certe operazioni criminali, che forse puntano più al possesso privato — o al ricatto — che alla rivendita.
Chi era Antonello da Messina e perché le sue opere sono così delicate
Nato a Messina intorno al 1430 e morto nel 1479, Antonello è considerato uno dei pittori più rivoluzionari del Rinascimento italiano. Fu tra i primi a padroneggiare la tecnica fiamminga della pittura a olio, portandola in Italia e influenzando in modo determinante artisti come Giovanni Bellini. I suoi ritratti — poche decine in tutto il mondo — sono custoditi nei principali musei internazionali: dal Louvre al Museo Regionale di Messina, dagli Uffizi alla National Gallery di Londra.
Si stima che il numero totale di opere autenticamente attribuitegli non superi le sessanta unità. Sessanta. Una cifra che da sola spiega perché qualsiasi sottrazione sia una perdita irreparabile per il patrimonio dell’umanità.
Le autorità: «Massima attenzione sui movimenti sospetti»
Un funzionario del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha confermato che «ogni segnalazione relativa a movimenti sospetti di opere attribuite a maestri del calibro di Antonello da Messina viene trattata con la massima priorità». Il nucleo specializzato, che gestisce la più grande banca dati mondiale di opere d’arte rubate con oltre 1,3 milioni di oggetti catalogati, monitora costantemente aste, gallerie e mercati online.
Still, il mercato nero dell’arte vale miliardi ogni anno. E le opere trafugate spesso spariscono per decenni prima di riemergere.
Cosa succede adesso
Il caso riaccende una discussione più ampia sulla sicurezza dei musei italiani, spesso sottofinanziati e con sistemi di allarme obsoleti. Sgarbi ha chiesto interventi strutturali, non solo reattivi. «Bisogna proteggere prima, non inseguire dopo», ha detto.
Nei prossimi mesi il Ministero della Cultura dovrebbe presentare un piano aggiornato per la sicurezza del patrimonio artistico nazionale. Vedremo se dalle parole seguiranno i fatti.
