Ct Italia, Malagò inquieto tra caso Maldini-Pirlo e polemiche politiche
La scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio sta diventando un caso politico a tutti gli effetti. Giovanni Malagò, presidente del CONI, appare sempre più a disagio di fronte a una tempesta che non accenna a placarsi, alimentata da nomi, parentele illustri e pressioni che arrivano da più fronti.
Il nodo dei figli d’arte
Al centro della controversia ci sono Daniel Maldini e Niccolò Pirlo, figli rispettivamente di Paolo Maldini e Andrea Pirlo, due leggende del calcio italiano. Entrambi i giovani giocatori sono stati convocati per alcune uscite della Nazionale, e questo ha sollevato più di qualche sopracciglio. C’è chi parla di meritocrazia tradita, chi invece difende le scelte tecniche. Ma il punto è un altro: qualunque decisione venga presa sul nuovo ct rischia di essere letta in chiave nepotistica, vera o presunta che sia. E questo pesa.
Secondo fonti vicine alla Federazione, almeno tre candidati seri sono stati valutati nelle ultime settimane. I nomi circolano, le indiscrezioni si moltiplicano, e ogni giorno che passa senza un annuncio ufficiale alimenta nuove voci.
La pressione politica che non si vede ma si sente
Malagò sa bene che il calcio italiano non è mai solo calcio. La FIGC si muove in un ecosistema dove le logiche politiche contano quanto quelle sportive, a volte di più. Negli ultimi dieci giorni sono arrivati segnali chiari da ambienti vicini al governo, con esponenti che hanno espresso preferenze non sempre coincidenti con quelle dei vertici federali. Un funzionario vicino alla questione ha dichiarato, chiedendo l’anonimato: «Non è che la politica decide il ct, ma sarebbe ingenuo pensare che non abbia voce in capitolo.»
Tradotto: il margine di manovra reale è più stretto di quanto sembri.
Cosa rischia Malagò
Il presidente del CONI si trova in una posizione scomoda. Tecnicamente non ha potere diretto sulla nomina del ct, che spetta alla FIGC e al suo presidente Gabriele Gravina. Yet la sua figura è comunque esposta mediaticamente, e ogni gaffe o ritardo ricade anche su di lui. In 47 giorni dall’esonero di Luciano Spalletti, la Federazione non ha ancora trovato un accordo definitivo con nessun candidato. Un vuoto che fa rumore.
Still, ci sono segnali che una decisione potrebbe arrivare entro fine mese. Almeno, questa è la speranza.
Cosa succede adesso
Le prossime ore saranno decisive. La FIGC è attesa da un consiglio federale in cui la questione del ct dovrà per forza di cose entrare nell’agenda ufficiale. And se l’annuncio non arriverà prima dei prossimi impegni della Nazionale, il pressing — politico, mediatico e sportivo — diventerà insostenibile. Il calcio italiano non può permettersi un altro limbo. Lo sa Gravina, lo sa Malagò, lo sanno tutti. Adesso bisogna solo trovare il coraggio di decidere.
