Trump attacca stati e Congresso: i nuovi ispettori federali seminano caos

Donald Trump ha alzato ulteriormente il tiro. Con una serie di nomine silenziose ma devastanti negli effetti, il presidente ha dispiegato una nuova categoria di ispettori federali nei gangli dell’amministrazione pubblica, con il compito dichiarato di «ripulire» lo Stato profondo. Ma nella pratica, secondo diversi funzionari e osservatori istituzionali, quello che si sta costruendo è qualcosa di molto più destabilizzante.

Chi sono questi nuovi ispettori e cosa possono fare

Non sono ispettori generali nel senso tradizionale del termine. Le figure nominate nelle ultime settimane rispondono direttamente alla Casa Bianca, bypassando le catene di comando ordinarie. Hanno accesso a documenti riservati, possono convocare funzionari di stato senza preavviso e, in alcuni casi, bloccare l’esecuzione di programmi federali già finanziati dal Congresso. Almeno 14 agenzie sono già nel mirino, dal Dipartimento dell’Istruzione all’EPA.

«Non abbiamo mai visto una struttura di controllo parallela con questi poteri,» ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione che ha chiesto di restare anonimo. «È una sovrapposizione intenzionale.»

Lo scontro con gli stati non è più solo retorica

California, New York e Illinois hanno già avviato procedure legali d’emergenza. Il governatore della California ha convocato una sessione straordinaria della legislatura statale per giovedì prossimo. E non è un caso: tre dei nuovi ispettori sono stati assegnati a programmi di finanziamento federale che riguardano direttamente quegli stati, con la possibilità concreta di sospendere trasferimenti di fondi per miliardi di dollari.

Still, la Casa Bianca tira dritto. L’ufficio di comunicazione presidenziale ha definito le mosse «un normale esercizio di supervisione esecutiva», liquidando le critiche come «ostruzionismo politico».

Il Congresso nella morsa

È qui che la situazione si complica davvero. Diversi senatori repubblicani — non solo i soliti critici — hanno espresso preoccupazione privata per il fatto che alcune di queste nomine non siano state sottoposte alla conferma del Senato, come vorrebbe la Costituzione. Ma pubblicamente nessuno ha ancora rotto i ranghi in modo definitivo.

I democratici, dal canto loro, hanno annunciato un’audizione urgente per la settimana del 20 gennaio, con la richiesta formale di documentazione su almeno 9 delle nuove nomine. Won’t bastare, ammettono in privato, ma serve a creare un registro pubblico.

Cosa succede adesso

Nei prossimi 30 giorni si capirà molto. I tribunali federali dovranno decidere su almeno due ricorsi d’urgenza già depositati. E il Congresso si troverà a dover scegliere se usare la leva del bilancio — l’unica che conta davvero — per bloccare quello che molti definiscono un accentramento di potere senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti.

Trump ha sempre saputo usare il caos come strumento. Questa volta, però, il caos sembra avere un disegno preciso.

Articoli simili