Piantedosi attacca le ong tedesche al vertice Italia-Germania

Roma, 14 gennaio — Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scelto il vertice intergovernativo Italia-Germania per alzare il tono dello scontro con le organizzazioni non governative tedesche che operano nel Mediterraneo. Un attacco diretto, senza giri di parole, in una sede diplomatica che avrebbe dovuto essere dedicata alla cooperazione bilaterale.

Lo scontro al vertice di Berlino

Durante i lavori del summit, Piantedosi ha puntato il dito contro le ong con bandiera tedesca accusandole di ostacolare sistematicamente l’azione delle autorità italiane nel controllo dei flussi migratori. Le navi di organizzazioni come Sea-Watch e Humanity 1 sono finite nel mirino del ministro, che ha chiesto alla controparte tedesca di esercitare una pressione più stringente su questi soggetti. Ma Berlino ha risposto in modo tiepido, ribadendo il rispetto per il diritto internazionale del mare.

Non è la prima volta che il governo Meloni mette sotto accusa le ong europee. Dall’inizio della legislatura, le autorità italiane hanno emesso oltre 30 decreti di fermo amministrativo contro navi umanitarie, con multe che in alcuni casi hanno superato i 10.000 euro.

La posizione tedesca

I rappresentanti del governo federale tedesco hanno mantenuto una posizione cauta. Fonti vicine alla delegazione hanno fatto sapere che “la Germania non intende interferire con le attività legali delle organizzazioni della società civile che operano nel rispetto delle convenzioni internazionali”. Una risposta che, di fatto, ha lasciato insoddisfatto il ministro italiano.

E questo è il nodo centrale. L’Italia chiede ai partner europei una sorta di controllo indiretto sulle ong finanziate o registrate nei loro territori. La Germania, almeno per ora, non ci sta.

Il contesto migratorio

Il vertice si è svolto in un momento di forte pressione sui confini meridionali d’Europa. Nei primi undici mesi del 2024, secondo i dati del Ministero dell’Interno, sono sbarcate sulle coste italiane circa 154.000 persone, un numero leggermente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2023. Le ong tedesche hanno partecipato a centinaia di operazioni di soccorso, salvando migliaia di vite nel canale di Sicilia.

Yet il governo italiano continua a interpretare queste missioni come un fattore che alimenta le partenze dalle coste nordafricane. Un’interpretazione contestata da molte organizzazioni umanitarie e da diversi studi accademici indipendenti.

Cosa succede adesso

Still, la tensione diplomatica tra Roma e Berlino su questo dossier è destinata a non risolversi in breve tempo. Piantedosi ha annunciato che presenterà una proposta formale in sede europea per regolamentare in modo più stringente le attività delle navi umanitarie private nel Mediterraneo. So il prossimo terreno di confronto sarà quasi certamente Bruxelles, dove il dibattito sulla riforma del Patto europeo sulla migrazione è ancora aperto.

La partita, insomma, è appena cominciata.

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