Brunello Cucinelli: «La pasta è sacra, il cibo unisce le persone»

Brunello Cucinelli non rinuncia alla pasta. Mai. Il celebre imprenditore umbro, patron del marchio di lusso che porta il suo nome e simbolo di un capitalismo dal volto umano, lo dice chiaro in una lunga conversazione con il Corriere della Sera: senza un piatto di pasta non riesce proprio a stare. E aggiunge un aneddoto che fa riflettere.

La pesca di Bezos e la semplicità del cibo

Quando Jeff Bezos, il fondatore di Amazon e uno degli uomini più ricchi del pianeta, era ospite di Cucinelli a Solomeo — il borgo medievale in provincia di Perugia che l’imprenditore ha restaurato e trasformato in sede della sua azienda — bastò una pesca a renderlo felice. Una pesca. Non un banchetto elaborato, non una sequenza di portate ricercate. Un frutto colto dall’albero, offerto con semplicità. «Era soddisfatto così», racconta Cucinelli, e in quella frase c’è tutta la sua filosofia.

Il cibo, per Cucinelli, non è mai un atto solitario. È convivialità, è stare insieme, è il momento in cui le gerarchie cadono e le persone si ritrovano davvero.

Solomeo, la tavola e il rito del pranzo

A Solomeo il pranzo è quasi un rito laico. I dipendenti mangiano insieme, si fermano, si parlano. Cucinelli stesso siede a tavola con loro. È una scelta precisa, coerente con la sua visione del lavoro come luogo di dignità e non di sfruttamento. L’azienda conta oggi circa 1.800 dipendenti nel mondo, con un fatturato che nel 2023 ha superato il miliardo di euro — un traguardo che Cucinelli celebra senza esibizionismo.

«Il cibo condiviso ha un valore che va oltre la nutrizione», ha spiegato l’imprenditore. «È il momento in cui si costruisce la comunità.»

Il lusso lento e la filosofia del buon vivere

Non è la prima volta che Cucinelli parla di cibo in questi termini. La sua visione del lusso ha sempre incluso la lentezza, il rispetto per i ritmi naturali, la cura dei dettagli piccoli. And il cibo rientra perfettamente in questo quadro. Ma c’è qualcosa di più personale, questa volta. C’è la confessione di un uomo che, nonostante abbia costruito un impero da 3 miliardi di capitalizzazione in borsa, si definisce ancora figlio di contadini umbri. E i contadini umbri, si sa, la pasta la prendono sul serio.

Still, quello che colpisce di più non è il dettaglio gastronomico. È il contrasto con Bezos — miliardi di dollari da una parte, una pesca dall’altra, e la stessa soddisfazione.

Un messaggio per il futuro

Nei prossimi mesi Cucinelli continuerà il suo tour tra le capitali mondiali del lusso, da New York a Tokyo, portando con sé questa narrativa. Una storia fatta di cashmere pregiato, certo, ma anche di tavole apparecchiate, di conversazioni lente, di frutti colti al momento giusto. In un’epoca in cui il cibo è diventato spettacolo sui social e ostentazione sui menu a dodici portate, la semplicità di una pesca offerta a Bezos suona quasi rivoluzionaria.

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