Multato con 30 euro perché porta il figlio sulla canna della bici
Una multa da 30 euro per aver trasportato il proprio figlio sulla canna della bicicletta. È quanto è successo a un padre veneto, fermato dagli agenti della polizia locale durante una tranquilla uscita in bici col bambino. La notizia, riportata dal Corriere del Veneto, ha scatenato un acceso dibattito online e non solo.
La scena del fermo e la reazione del padre
L’uomo stava pedalando con il figlio seduto sulla canna della bici — una di quelle scene che in molti associano all’infanzia, ai pomeriggi d’estate, a un’Italia che forse non esiste più. Ma gli agenti lo hanno fermato e gli hanno consegnato una contravvenzione. Trenta euro. Non una cifra astronomica, eppure il papà non l’ha presa bene. «Una vergogna», ha detto senza mezzi termini. E la sua indignazione, comprensibile o meno dal punto di vista normativo, ha trovato subito terreno fertile sui social.
Cosa dice il codice della strada
Dal punto di vista strettamente legale, gli agenti avevano ragione. Il Codice della Strada italiano vieta esplicitamente il trasporto di persone su biciclette non attrezzate allo scopo. Un bambino sulla canna, senza apposito seggiolino omologato, costituisce un’infrazione. La sanzione prevista è esattamente quella comminata al padre: 30 euro. Nessun abuso, nessun eccesso. Solo l’applicazione di una norma che, evidentemente, in molti ignorano o scelgono di ignorare.
Eppure il caso ha toccato qualcosa di profondo nell’immaginario collettivo.
Il dibattito tra nostalgia e sicurezza
Sui social i commenti si sono spaccati in due fazioni nette. Da un lato chi difende il padre: «Mio papà mi portava così ogni giorno, e sono ancora vivo». Dall’altro chi ricorda che le norme sulla sicurezza stradale esistono per un motivo, e che un bambino non assicurato su una bici rappresenta un rischio reale in caso di caduta o urto. Un funzionario della polizia locale, interpellato sull’episodio, ha dichiarato: «Applichiamo le norme per tutelare tutti, a partire dai più piccoli. Non è una questione di buon senso contro le regole, è una questione di sicurezza.»
And the truth, as usual, sits somewhere in between. La norma esiste. Il rischio esiste. Ma esiste anche il senso di proporzionalità, e molti si chiedono se non ci siano priorità più urgenti per le pattuglie in servizio.
Cosa cambia adesso per i ciclisti
Il caso riaccende i riflettori su una serie di comportamenti quotidiani che milioni di italiani ritengono innocui ma che tecnicamente costituiscono infrazioni. Bici senza campanello, casco non indossato dai minori su certi tipi di veicoli, luci assenti al crepuscolo. Piccoli dettagli che possono costare una multa. So, se si usa la bici con i bambini, vale la pena controllare di avere a bordo un seggiolino omologato. Trenta euro sono pochi. Ma lo sono ancora di più se si riesce a non spenderli.
