Morte al Pilastro: chi era l’uomo deceduto durante il fermo di polizia
Si chiamava Hassane Kamara, aveva 44 anni e viveva a Bologna da quasi un decennio. È morto nella serata di martedì mentre gli agenti della Polizia di Stato cercavano di bloccarlo in via Panzacchi, nel quartiere Pilastro. Una morte che ha scosso la città e riaperto un dibattito che non si chiude mai davvero: cosa succede durante i fermi di polizia?
Una vita costruita in Italia
Kamara era arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio nel 2015, inizialmente accolto in un centro di accoglienza a Ferrara. Ma Bologna era diventata la sua città. Lavorava come magazziniere in un’azienda di logistica nella zona industriale di Castel Maggiore, con un contratto regolare rinnovato più volte negli ultimi tre anni. I colleghi lo descrivono come una persona tranquilla, puntuale, che non creava mai problemi. «Era uno dei più affidabili che avevamo», ha detto il titolare dell’azienda.
Aveva anche una rete sociale solida. Frequentava una comunità di connazionali che si ritrovava ogni domenica in un centro culturale vicino alla stazione. Non aveva precedenti penali.
Perché si trovava al Pilastro
Quella sera Kamara non era al Pilastro per caso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, stava cercando di raggiungere un cugino che abita in uno dei palazzi di via Casini. I due si erano sentiti al telefono nel pomeriggio. Yet qualcosa è andato storto prima che riuscisse ad arrivare.
La polizia è intervenuta dopo una segnalazione per comportamento agitato in strada. Stando alle prime ricostruzioni, Kamara avrebbe opposto resistenza durante il fermo. Quello che è accaduto nei minuti successivi è ancora oggetto di indagine da parte della Procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
Il quartiere reagisce
Al Pilastro la notizia è circolata in poche ore. E non è bastato molto perché davanti al luogo del decesso comparissero fiori e candele. Un gruppo di residenti ha organizzato per giovedì sera una fiaccolata silenziosa. «Non vogliamo strumentalizzazioni politiche», ha spiegato una portavoce del comitato di quartiere, «vogliamo solo sapere la verità su come è morto quest’uomo».
Anche alcune associazioni antirazziste hanno annunciato un presidio in Piazza Maggiore per il fine settimana.
Le indagini e i prossimi passi
La Procura ha disposto l’autopsia, affidata al medico legale dell’Università di Bologna. I risultati attesi entro 60 giorni. Gli agenti coinvolti nel fermo sono stati sentiti a verbale e sono stati acquisiti i video delle telecamere di sorveglianza della zona.
Still non c’è chiarezza sulle cause precise del decesso: malore, trauma da contenzione o altro. Le risposte arriveranno dall’esame autoptico.
Quello che resta, intanto, è il ritratto di un uomo che aveva scelto l’Italia come casa. E che martedì sera era solo andato a trovare un parente.
