Centcom colpisce strutture militari iraniane nell’ottava notte di raid
Per l’ottava notte di fila, il Comando Centrale degli Stati Uniti — il Centcom — ha colpito strutture militari iraniane in quella che si configura ormai come una campagna aerea sistematica e senza sosta. Gli attacchi, condotti nelle prime ore locali, hanno preso di mira depositi di armamenti, infrastrutture di comando e siti legati al programma missilistico della Repubblica Islamica.
Cosa è stato colpito stanotte
Secondo le prime informazioni diffuse dal Pentagono, i raid hanno interessato almeno quattro siti distinti, tra cui un deposito di carburante per missili balistici a circa 60 chilometri a sud di Teheran e due complessi utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie nella provincia di Isfahan. And non è la prima volta che quell’area finisce nel mirino: Isfahan ospita da anni infrastrutture considerate strategiche dal punto di vista militare e nucleare. I danni, stando alle valutazioni preliminari degli analisti americani, sarebbero significativi.
L’obiettivo: erodere le capacità militari di Teheran
La logica dietro questa campagna è chiara. «Il nostro obiettivo è continuare a degradare in modo sistematico le capacità militari dell’Iran», ha dichiarato un alto funzionario della difesa americana che ha preferito non essere identificato. «Ogni notte che passa, riduciamo la loro possibilità di rispondere in modo efficace.»
Ottanta missili da crociera e una trentina di bombardieri B-2 sarebbero stati impiegati complessivamente nelle ultime otto notti, secondo fonti citate da Reuters e AP. Una cifra che dà la misura dello sforzo militare messo in campo.
La risposta — o il silenzio — di Teheran
L’Iran ha rilasciato comunicazioni frammentarie e contraddittorie. Alcune fonti vicine al governo parlano di «danni limitati e sotto controllo», ma le immagini satellitari raccontano un’altra storia: colonne di fumo visibili per decine di chilometri, strutture rase al suolo, movimenti insoliti di veicoli militari nelle aree limitrofe.
Still, nessuna risposta militare diretta è arrivata da Teheran nelle ultime 48 ore. Un silenzio che in molti, a Washington, interpretano come un segnale di difficoltà reale.
Cosa succederà adesso
La domanda che tiene svegli i funzionari delle cancellerie occidentali è una sola: fino a quando durerà questa campagna? Sul tavolo ci sono scenari che vanno da un cessate il fuoco negoziato — ipotesi che al momento sembra remota — a un’ulteriore escalation nei prossimi giorni.
Quel che è certo è che il Centcom non mostra segni di volersi fermare. I briefing interni, secondo quanto trapelato, indicano una lista di obiettivi ancora lunga. E Teheran sa che la notte prossima porterà quasi certamente nuovi raid.
