Vecchioni a processo per diffamazione: la vicenda col figlio di La Russa

Il rinvio a giudizio che nessuno si aspettava

Roberto Vecchioni andrà a processo. Il cantautore milanese, 79 anni, vincitore del Festival di Sanremo nel 2011 con Chiamami ancora amore, è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Milano con l’accusa di diffamazione nei confronti di Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa. La notizia, riportata da la Repubblica, ha fatto rapidamente il giro delle redazioni italiane, rimbalzando tra cronaca giudiziaria e gossip politico. La prima udienza è attesa nei prossimi mesi, e il fascicolo è già nelle mani dei legali di entrambe le parti.

Ma cosa ha detto esattamente Vecchioni? E in quale contesto? Per capire la vicenda bisogna tornare indietro di qualche anno.

Le dichiarazioni al centro della denuncia

Il caso nasce da alcune affermazioni pubbliche attribuite al cantautore riguardanti Leonardo Apache La Russa, finito al centro della cronaca nel 2023 dopo le accuse di violenza sessuale mosse da una ragazza conosciuta in una discoteca milanese. Quella vicenda — archiviata dalla procura di Milano nell’aprile del 2024 — aveva scatenato un acceso dibattito pubblico, con voci, commenti e prese di posizione da ogni parte dello spettro politico e culturale.

Vecchioni, noto per il suo impegno civile e le sue posizioni spesso schiette, avrebbe fatto riferimento alla questione in modo ritenuto lesivo della reputazione del giovane La Russa. I legali di Leonardo hanno presentato formale querela. La procura ha poi chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio.

Still, Vecchioni non ha mai fatto un passo indietro pubblicamente. E il suo staff, interpellato nelle scorse settimane, ha confermato che il cantautore intende difendersi in giudizio.

Chi è Leonardo Apache La Russa

Leonardo Apache La Russa è il figlio minore di Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato della Repubblica e figura di primo piano di Fratelli d’Italia. Ha 22 anni, e il suo nome era praticamente sconosciuto al grande pubblico fino alla primavera del 2023, quando la vicenda giudiziaria lo ha proiettato — suo malgrado — sulle prime pagine dei giornali nazionali.

La procura di Milano aveva aperto un fascicolo dopo la denuncia della ragazza, che sosteneva di essere stata abusata dopo aver perso i sensi in circostanze poco chiare. Ma dopo mesi di indagini e una perizia tossicologica contestata, i pm avevano chiesto l’archiviazione. Il gip aveva accolto la richiesta nell’aprile 2024. Caso chiuso sul piano penale, ma non su quello mediatico.

Il peso delle parole in un clima surriscaldato

La vicenda Vecchioni-La Russa va letta anche nel contesto di un dibattito pubblico italiano sempre più acceso, dove i confini tra critica legittima e diffamazione sembrano farsi sempre più sottili — e sempre più spesso li definisce un giudice.

«La libertà di espressione ha dei limiti precisi, soprattutto quando si parla di persone private che non hanno scelto la vita pubblica», ha dichiarato un legale esperto di diritto dell’informazione, interpellato a margine di un convegno a Roma la scorsa settimana. «Il caso Vecchioni pone una domanda importante: fino a dove può spingersi il commento di un personaggio pubblico su vicende ancora non definite?»

So, la questione non è solo giuridica. È anche etica.

Cosa rischia Vecchioni e come andrà

In Italia, il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa o attraverso dichiarazioni pubbliche può comportare una pena fino a 3 anni di reclusione, oltre al risarcimento del danno in sede civile. Yet nella pratica, per i casi di questo tipo, le condanne detentive sono rarissime. Più frequenti le sanzioni pecuniarie, che possono essere però significative.

Vecchioni, che in questi anni ha continuato a tenere concerti e a partecipare a dibattiti culturali in tutta Italia, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sul merito del processo. And i suoi legali, per ora, mantengono il riserbo.

La prima udienza sarà cruciale per capire la direzione che prenderà il procedimento. Potrebbero esserci richieste di patteggiamento, o in alternativa un dibattimento lungo e mediatico, con testimonianze e perizie. In ogni caso, una cosa è certa: questa storia non finisce qui.

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