Medico condannato al Santo Spirito: paziente morto dopo 7 ore in sala operatoria
Un intervento chirurgico che doveva durare quaranta minuti si è trasformato in un’agonia di sette ore. E alla fine il paziente non ce l’ha fatta. Il tribunale ha condannato il medico dell’ospedale Santo Spirito di Roma ritenuto responsabile della morte dell’uomo, in una sentenza che riapre il dibattito sulla responsabilità medica nelle sale operatorie italiane.
Cosa è successo in sala operatoria
Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, l’operazione in questione era classificata come una procedura di routine. Quaranta minuti stimati, niente che facesse presagire complicazioni. Ma qualcosa è andato storto, e l’intervento è durato oltre sette ore. Il paziente, le cui generalità non sono state rese pubbliche per rispetto della famiglia, non ha mai lasciato la sala operatoria in vita. La difesa del medico aveva puntato su una serie di fattori concomitanti, sostenendo che le condizioni del paziente avrebbero complicato qualsiasi intervento. Il giudice non ha ritenuto questa tesi convincente.
La sentenza e le accuse
Il medico è stato condannato per omicidio colposo. La pena è ancora oggetto di discussione pubblica, ma la sentenza in sé segna un punto fermo: la gestione di quella sala operatoria è stata giudicata gravemente inadeguata. Non è la prima volta che il Santo Spirito finisce sotto i riflettori per episodi legati alla qualità delle cure. Still, una condanna penale a carico di un singolo chirurgo rappresenta un passaggio di tutt’altra natura rispetto alle sanzioni disciplinari interne.
«Le famiglie hanno diritto a sapere cosa succede quando affidano i loro cari alla medicina», ha dichiarato un rappresentante delle associazioni a tutela dei diritti dei pazienti, che ha seguito il processo fin dall’inizio.
Il nodo della responsabilità medica in Italia
Quello della responsabilità medica è un terreno scivoloso. Da un lato ci sono i medici, sempre più esposti a denunce e spesso costretti a praticare una medicina difensiva che gonfia i costi del sistema sanitario. Dall’altro ci sono i pazienti e le famiglie, che quando perdono una persona cara vogliono capire, e spesso vogliono giustizia. La legge Gelli-Bianco del 2017 aveva tentato di trovare un equilibrio, ma i tribunali continuano a ricevere migliaia di casi ogni anno. Sono circa 35.000 le denunce per malasanità depositate annualmente in Italia, secondo i dati più recenti disponibili. E solo una frazione arriva a sentenza.
Cosa succede ora
Il medico condannato ha la possibilità di ricorrere in appello, e quasi certamente lo farà. La vicenda è dunque tutt’altro che chiusa. Nel frattempo, la direzione sanitaria del Santo Spirito non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla sentenza. But la pressione pubblica, in casi come questo, tende a produrre effetti concreti: revisioni dei protocolli, audit interni, qualche dimissione eccellente. Se cambierà davvero qualcosa, lo si vedrà nei prossimi mesi.
