Soldats OTAN exercice militaire

Pentagono: quasi 100 militari Usa feriti negli scontri con l’Iran

Il Pentagono ha confermato che quasi 100 militari statunitensi sono rimasti feriti a partire dal 7 luglio negli scontri con milizie sostenute dall’Iran in diverse aree del Medio Oriente. Un numero destinato a salire, secondo fonti della difesa americana, mentre la tensione nella regione non accenna a diminuire.

Il bilancio dei feriti e le operazioni in corso

I dati ufficiali diffusi dal Dipartimento della Difesa parlano di 97 militari feriti in poco più di tre settimane di scontri. Le lesioni riportate variano da traumi cranici lievi — spesso causati dall’onda d’urto dei razzi — a ferite più gravi che hanno richiesto evacuazioni mediche d’urgenza verso strutture ospedaliere in Germania e negli Stati Uniti. Almeno una dozzina di soldati è stata operata.

Gli attacchi hanno preso di mira basi americane in Iraq, Siria e nell’area del Mar Rosso. Ancora non è chiaro quante di queste basi abbiano subito danni strutturali significativi.

I caduti in Giordania e la cerimonia di stasera

Ma è la morte dei soldati in Giordania ad aver segnato il punto di svolta politico e mediatico. Tre militari americani hanno perso la vita in un attacco con droni attribuito a gruppi vicini all’Iran. Stasera il presidente Donald Trump sarà presente alla cerimonia di trasferimento delle salme alla base aerea di Dover, nel Delaware, il rituale solenne con cui l’America accoglie i suoi caduti.

È un momento carico di peso simbolico. E Trump sa bene quanto queste cerimonie possano spostare l’opinione pubblica.

Un funzionario del Pentagono, che ha preferito non essere identificato, ha dichiarato: «Stiamo monitorando la situazione ora per ora. La sicurezza del nostro personale è la priorità assoluta, ma non abbasseremo la guardia nei confronti delle minacce iraniane.»

La risposta americana e le pressioni su Teheran

Washington ha già risposto con una serie di raid aerei contro postazioni delle milizie in Iraq e Siria. Secondo il Pentagono, almeno 85 obiettivi sono stati colpiti dall’inizio delle operazioni. L’amministrazione Trump ha anche inviato rinforzi nella regione: un secondo gruppo da battaglia con portaerei è ora posizionato nel Golfo Persico.

L’Iran ha smentito qualsiasi responsabilità diretta, ma le prove raccolte dall’intelligence americana punterebbero a connessioni operative con le Guardie Rivoluzionarie.

Cosa succede adesso

La domanda che circola nei corridoi del Congresso è semplice: fino a dove arriverà questa escalation? Diversi senatori repubblicani hanno già chiesto un’autorizzazione formale all’uso della forza militare. I democratici, invece, chiedono cautela e diplomazia.

Nelle prossime ore, dopo la cerimonia di Dover, Trump potrebbe rilasciare una dichiarazione che definisca più chiaramente la strategia americana. Per ora, il conto dei feriti continua a salire.

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