Iran pronto a rispondere agli Usa: ‘Colpiremo infrastrutture vitali’
Teheran alza la voce e lo fa con toni che lasciano poco spazio all’interpretazione. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che il paese ha già predisposto un piano di risposta a quella che ha definito «la follia americana», minacciando attacchi diretti contro le infrastrutture strategiche degli Stati Uniti e di Israele.
La minaccia di Teheran
Le parole arrivano in un momento di tensione acutissima. Il funzionario, rimasto anonimo ma descritto da fonti interne come vicino alle Guardie della Rivoluzione, ha parlato di obiettivi precisi: impianti energetici, reti di comunicazione e basi militari nella regione. «Colpiremo le infrastrutture vitali del regime sionista e degli americani», avrebbe detto, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim. And non si tratta di retorica da microfono aperto: nelle ultime 72 ore, secondo fonti di intelligence occidentali, l’Iran avrebbe spostato materiale missilistico in almeno tre punti strategici del territorio.
Il contesto: cosa ha scatenato la crisi
Tutto nasce dalle ultime sanzioni imposte da Washington, le più dure degli ultimi dieci anni. L’amministrazione americana ha congelato oltre 4,2 miliardi di dollari di asset iraniani e ha inserito nella lista nera 17 entità legate al programma nucleare di Teheran. Una mossa che l’Iran ha definito «un atto di guerra economica». Still, non è solo questione di soldi. Dietro la crisi c’è anche la pressione israeliana per impedire all’Iran di raggiungere la soglia del 90% di arricchimento dell’uranio, livello che gli esperti considerano il punto di non ritorno verso la bomba atomica.
Teheran ha già superato l’80%. Il dato è confermato dall’Aiea.
La risposta di Washington e Tel Aviv
Dagli Stati Uniti, per ora, silenzio ufficiale. Ma fonti del Pentagono citate dal Wall Street Journal parlano di un rafforzamento della presenza navale nel Golfo Persico: due portaerei aggiuntive sarebbero in rotta verso la regione. Israele, dal canto suo, ha convocato una riunione d’emergenza del gabinetto di sicurezza. Yet nessuno dei due paesi ha rilasciato dichiarazioni pubbliche che confermino o smentiscano i movimenti militari.
«Siamo pronti a ogni scenario», ha detto un portavoce delle forze armate israeliane in una brevissima nota diffusa ieri sera.
Cosa può succedere adesso
Gli analisti sono divisi. C’è chi ritiene che quella iraniana sia una mossa tattica, pensata per guadagnare potere negoziale prima di eventuali colloqui indiretti con Washington. E c’è chi invece teme che la situazione possa degenerare nel giro di settimane, non mesi. So il mondo guarda al Golfo Persico con un’apprensione che non si sentiva dai tempi dell’assassinio del generale Soleimani, nel gennaio 2020. Le prossime 48 ore, secondo diversi diplomatici europei, saranno decisive per capire se c’è ancora spazio per la diplomazia.
