Centrale nucléaire

Centrali a carbone, Tabarelli: “La situazione energetica è molto grave”

L’Italia potrebbe essere costretta a riaprire le centrali a carbone. Non è uno scenario fantascientifico, ma un’ipotesi concreta che Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, lancia come un campanello d’allarme difficile da ignorare. La crisi del gas, aggravata dalla guerra in Ucraina e dai tagli alle forniture russe, sta mettendo il sistema energetico europeo — e quello italiano in particolare — sotto una pressione che non si vedeva da decenni.

L’allarme di Tabarelli: “Non possiamo escludere nulla”

“La situazione è molto grave”, ha dichiarato Tabarelli, uno dei massimi esperti di energia in Italia. “Temo che dovremo riaprire le centrali a carbone. Non lo voglio, ma la realtà dei numeri ci porta in quella direzione.” Un’affermazione che pesa, soprattutto in un momento in cui il governo e l’Unione Europea stanno cercando di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili. But la transizione richiede tempo. E il tempo, adesso, è esattamente quello che manca.

Le scorte di gas in Europa si stanno esaurendo più velocemente del previsto. In Italia, i depositi sotterranei erano al 56% della capacità a inizio ottobre — un dato preoccupante rispetto alla media storica del 90% per lo stesso periodo.

Il nodo delle forniture russe e i piani alternativi

Mosca ha ridotto le forniture attraverso il gasdotto Nord Stream 1 a circa il 20% della capacità totale, ufficialmente per “ragioni tecniche” legate alle turbine. Yet nessuno in Europa ci crede davvero. E il risultato è che paesi come Germania, Austria e Italia stanno correndo ai ripari cercando accordi alternativi con Algeria, Norvegia e Qatar.

Il governo Draghi aveva già firmato accordi per 30 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas nei prossimi anni. Ma questi contratti non risolvono il problema nell’immediato. L’inverno 2022-2023 rimane un’incognita enorme.

Carbone: una retromarcia amara ma necessaria?

Riaprire le centrali a carbone significherebbe fare un passo indietro rispetto agli impegni climatici sottoscritti dall’Italia. Le emissioni di CO2 salirebbero. Gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima — riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 — diventerebbero ancora più difficili da raggiungere.

Still, la scelta potrebbe rivelarsi inevitabile.

“Di fronte a un’emergenza reale, la priorità è garantire energia alle famiglie e alle imprese”, ha spiegato un funzionario del ministero della Transizione Ecologica che ha preferito non essere citato per nome. “Nessuno vuole tornare al carbone, ma non possiamo permetterci blackout.”

Cosa succederà nei prossimi mesi

So cosa ci aspetta? Probabilmente un inverno difficile, con bollette alle stelle e una pressione sociale crescente. Il governo dovrà decidere entro novembre se attivare i protocolli di emergenza energetica, che prevedono anche la limitazione del riscaldamento negli edifici pubblici e nelle abitazioni private.

Tabarelli non usa giri di parole: senza una strategia chiara nei prossimi 60 giorni, il rischio di razionamenti diventa concreto. E il carbone, per quanto scomodo, potrebbe diventare l’unica via d’uscita a breve termine.

Articoli simili