Molestie all’Università di Brescia: le studentesse raccontano
Molestie sessuali all’Università di Brescia: almeno una dozzina di studentesse ha denunciato nei giorni scorsi di aver ricevuto foto oscene, messaggi con contenuti espliciti e richieste di natura sessuale da parte di uomini incontrati all’interno dell’ateneo. Una di loro descrive episodi ripetuti e sempre più pressanti. «Mi continuava a dire di fare sesso con lui nei bagni», racconta, spiegando di non aver saputo inizialmente a chi rivolgersi.
Cosa è emerso dalle testimonianze
Le storie raccolte dal Corriere Brescia dipingono un quadro tutt’altro che isolato. C’è chi ha ricevuto immagini pornografiche via messaggio da un conoscente incontrato in biblioteca. Chi è stata seguita fino ai parcheggi. Chi ha subito tentativi di ricatto dopo aver rifiutato contatti romantici. E chi, semplicemente, ha smesso di frequentare certi spazi dell’università per evitare di incontrare il proprio molestatore.
Le ragazze hanno età comprese tra i 19 e i 26 anni. Studiano facoltà diverse. Ma i racconti si assomigliano in modo inquietante.
Il silenzio e la paura di non essere credute
Molte di loro non hanno denunciato subito. Alcune non l’hanno ancora fatto. Il motivo è ricorrente: la paura di non essere prese sul serio, il timore di rovinare la carriera accademica propria o altrui, la vergogna. «Non sapevo se quello che mi stava succedendo fosse abbastanza grave», dice una studentessa del terzo anno di Giurisprudenza. «Pensavo che magari esageravo.»
Yet questa esitazione è essa stessa un sintomo del problema. Le molestie non denunciate restano invisibili, e chi le commette continua indisturbato.
La risposta dell’ateneo
L’Università di Brescia ha una Consigliera di fiducia e uno sportello dedicato alle segnalazioni di discriminazione e molestia. Ma secondo alcune studentesse, questi strumenti non sono abbastanza conosciuti. «Ne ho saputo solo adesso», ammette una ragazza al secondo anno di Economia.
Un rappresentante dell’ateneo ha dichiarato che «ogni segnalazione viene presa in carico con la massima serietà e riservatezza, e l’università è impegnata a garantire un ambiente sicuro per tutte le sue componenti». Ma le studentesse chiedono di più: campagne di sensibilizzazione attive, non solo sportelli che aspettano le segnalazioni.
Cosa succede adesso
Alcune delle ragazze stanno valutando di presentare denuncia formale alle autorità. Altre si sono rivolte ad associazioni studentesche che nelle ultime settimane hanno organizzato due assemblee aperte, con una partecipazione superiore alle aspettative: più di 80 persone alla prima, quasi 120 alla seconda.
So la questione non è più silenziosa. E forse è proprio questo il primo cambiamento reale: le studentesse di Brescia hanno smesso di aspettare che qualcuno parlasse per loro.
