MPS, il cda approva il piano Lovaglio: nasce un polo da 70 miliardi

Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha dato il via libera al progetto ambizioso dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio: un polo bancario e assicurativo da 70 miliardi di euro di masse gestite, costruito attraverso un’alleanza strategica con Banca Generali e Banco BPM. Una svolta che potrebbe ridisegnare il panorama del risparmio gestito in Italia.

Il progetto nel dettaglio

L’operazione ruota attorno a una logica industriale precisa. MPS porterebbe in dote la propria rete distributiva e la base clienti, mentre Banca Generali contribuirebbe con la sua expertise nel wealth management — settore in cui conta circa 19 miliardi di euro di masse. Banco BPM, dal canto suo, aggiungerebbe peso e capillarità territoriale. Insieme, i tre soggetti puntano a creare una realtà capace di competere con i grandi player europei del risparmio privato.

Non è un’operazione semplice. Ma Lovaglio ha convinto il board che i tempi sono maturi.

La partita con il Tesoro e gli azionisti

Il Ministero dell’Economia, ancora azionista con una quota intorno al 26%, segue da vicino l’evoluzione del dossier. L’uscita dello Stato dal capitale di MPS era attesa da anni, dopo il salvataggio pubblico del 2017 che costò alle casse italiane oltre 5 miliardi. Quest’alleanza potrebbe rappresentare il passaggio definitivo verso una piena privatizzazione della banca senese.

«Siamo di fronte a un’opportunità concreta per costruire un campione italiano nel settore del risparmio gestito», ha dichiarato una fonte vicina al dossier, sottolineando come l’operazione sia stata accolta positivamente dai principali azionisti istituzionali.

Yet le trattative sono ancora in corso. And non mancano le complessità regolamentari da affrontare, soprattutto sul fronte delle eventuali sovrapposizioni tra le reti commerciali dei tre istituti.

Reazione dei mercati e outlook

La notizia ha avuto un impatto immediato sui titoli coinvolti. Le azioni MPS hanno segnato un rialzo nella seduta successiva all’approvazione del cda, con volumi di scambio superiori alla media. Banca Generali ha reagito in modo più cauto, riflettendo l’incertezza ancora presente sulle modalità concrete dell’intesa.

Still, gli analisti guardano con favore all’idea di fondo. Un polo da 70 miliardi di masse — in un mercato italiano del risparmio gestito che vale oltre 2.300 miliardi — avrebbe le dimensioni per fare massa critica e ridurre i costi operativi unitari in modo significativo.

Cosa succede adesso

Le prossime settimane saranno decisive. I team legali e finanziari dei tre istituti sono al lavoro per definire la struttura dell’accordo, che potrebbe prevedere una joint venture oppure una partecipazione incrociata tra le società. La Banca Centrale Europea dovrà essere informata e dovrà esprimersi sui profili prudenziali dell’operazione.

So il 2025 si preannuncia come l’anno del vero rilancio per MPS. Dopo anni di ristrutturazioni, perdite e polemiche, la banca più antica del mondo potrebbe finalmente trovare il suo posto nel futuro del sistema bancario italiano.

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